L.C.B.

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martedì 25 febbraio 2014

All L.C.B. Interviews

JUNE 2016 INTERVIEW ON RADIKALIAI.IT

You make NOISE. And that NOISE is not just NOISE, but NOISE MUSIC. Do You make it alone or with others?

Personally, the most important collaborations are those in which the musical relationship became one with the human connection. My relationship with my friends Eraldo Bernocchi and Paolo Bandera (Sigillum S.) gave birth to records I am very fond of and also helped me to get on the stage of X Congresso Post Industriale together with Paolo himself. Besides I became very attached to the project Iugulathor (Andrea was present with us at the Congresso as well), with whom I work permanently even in Cronaca Nera project. And also: the record with my friends SC9 and my strict relationship with M.B.. It is difficult to name just a few examples.

What are the main ideas are behind Your music? Could You name Your favorite Your compositions / albums / collaborations? What about the new album? There are no enormous ideas behind the things I do. I love to play Power Electronics and to mix it up with my little personal background, always keeping some straight analog approach. I have nothing really new to say. Among my favorite records I could say “Born” (Cd, Old Europa Café), “Snuff Recorded” with Iugulathor, “ Come sonno dal ventre” (Murderabilia Records). I will be working very soon on a new record, that will celebrate L.C.B. ten years anniversary.

The sound is magic. You‘ve proved it. But, what ends, when there‘s no sound? Just me.

Funny. So, what is and what is not a Sound Art? It’s not for me to say. And, honestly, I don’t even care to know. Then, you may not answer what do You think about relations between the old art and computer art? Are they compatible? Of course they are perfectly compatible. Everyone is free to make their own choice, it is not of fundamental importance. The attitude is much more important.

What do You think about thousands of neofolk/industrial/ambient/tribal/electroacoustic/avangarde etc. bands/projects? Is it a kind of trend, o just a tendency forwards better music? I don’t really know, I don’t listen to them.

So what do You listen to? Lithuanian music?

Unfortunately, I’ve never been in Lituany yet. My favorite Italian artists are: Mauthausen Orchestra, M.B., Laxative Souls, Sigillum S. As regards artists from abroad: Sutcliffe Jugend, Ramleh.

hat inspires You most?

I am just a banal man without imagination: so I only talk about me and my life.

What are You working on right now?

I will soon begin recording my new album, to celebrate 10 years of L.C.B., with the participation of Sigillum S., Iugulathor and SC9. Meanwhile I am working to play at the XII Congresso Post Industriale together with Maurizio Bianchi: it will be his first and last live music performance after almost 40 years of career. Quite a responsibility, I dare say.

What does Your band name mean to You?

Many have given different meanings to the name L.C.B. Now it doesn’t matter anymore what I thought ten years ago, when I created it. I let everyone see what they want to see, whether they really want to. ok man? :)

Ok :)

INTERVISTA MITHRA TEMPLEZINE

Ciao, innanzitutto grazie per avere accettato di rispondere alle mie domande.

1) Per parecchi anni hai fatto la scelta di usare solo apparecchiature analogiche in una sorta di maniera tradizionale. Vorrei sapere un po’ di più sul tuo processo creativo : puoi spiegare come lavori ? Perfezioni molto i tuoi lavori/musica/rumori in modo da ottenere esattamente quello che hai in mente ? Sei ossessionato con la scultura sonora ? Quanto spazio lasci all’improvvisazione e alla spontaneità ?

Ciò che faccio nasce solo ed esclusivamente dall'improvvisazione. Molto « ol school ». La tradizione industrial e power electronics, soprattutto nel modus operandi, resta per me l'unica guida valida a cui attenersi filologicamente. E' raro che io inserisca qualcosa in post produzione. E' capitato su « Born » dove ho inserito qualche piccola linea di basso e di piano trattato. Di solito premo PLAY , registro e premo STOP. Quello che resta in mezzo è e sarà il brano. Ancora oggi utilizzo solo ed esclusivamente due sintetizzatori analogici, spartani, vecchi, desueti. All'inizio invece usavo sia il PC che apparecchiature digitali. Fra il 2007 ed il 2009 circa, mese più, mese meno. Comunque, no...non sono affatto un perfezionista. Sono la persona musicalmente più disordinata che io conosca.

2) Se ti dicessi che i tuoi lavori oscillano tra un approccio astratto, forse psichedelico, da una parte, ed un approccio più narrativo dall’altra, saresti daccordo con questa affermazione ?

Chi ascolta le mie cose è libero di trarne le proprie conclusioni. Liberamente. Io so solo che con ciò che faccio provo a raccontare qualcosa di me a me stesso. La narrazione pertanto è insita negli intenti. Se poi il tutto suona psichedelico allora significa che è psichedelico. Se invece risulta Harsh allora vorrà dire che per qualcun'altro sarà Harash. La cosa non m'interessa.

3) Tre dei tuoi lavori trattano di pornografia (Aesthertics..etc….), perché esplori questa materia ? Potresti darci, se vuoi, la tua definizione di pornografia ? Hai intenzione di esplorare qualche altro argomento in un’altra trilogia ?

Io odio le trilogie. Come concetto intendo. Per me esiste una sola trilogia ed è quella di MAD MAX. La mia. L'ho definita porn trilogy, solo a posteriori, in quanto mi sono accorto che in tre dischi stavo parlando della stessa materia con modalità differenti. Di fatto non è una vera trilogia, in quanto i tre capitoli sono totalmente a se stanti l'uno dall'altro. Non occorre partire dal primo lavoro uscito, si può tranquillamente ascoltare il tutto in ordine libero e sparso. Io tendo ad occuparmi di cose che conosco. Esploro la pornografia perchè la conosco. Semplice. Così se parlo di prostituzione lo faccio perchè la conosco. Tutto qui. La pornografia è un mezzo a cui ognuno è libero di associare il fine che predilige. 4) Recentemente hai realizzato una split tape con Wertham chiamata Contempt su etichetta ANGST , come avete lavorato insieme ?

Metà split, metà collaborativa. Io e Marco avevamo già lavorato ad altri due brani nel disco « Pornography should not be an illusion ». Io sono sempre stato un fan accanito di Wertham. Per caso ho scoperto che seguiva le mie cose e mi sono messo in contatto con lui. Persona meravigliosa. Siamo ottimi amici, di conseguenza fare materiale assieme è stato conseguenziale. Siamo andati liberi, ci scambiavamo basi su cui ognuno montava ciò che riteneva più opportuno. Il lavoro finale secondo me è eccellente. La produzione e la promozione della label invece no. E' una tape che meritava molto di più. Peccato. Ma non mi capiterà di certo una seconda volta.

5) Durante gli anni hai lavorato con così tanti artisti conosciuti (Macelleria mobile di mezzanotte, etcc…) : c’è ancora qualcuno, o un gruppo, con cui ti piacerebbe collaborare ?

Credo di aver avuto il piacere e l'onore di collaborare con quanto di meglio vi sia e vi sia stato, sia in Italia che in ambito estero. Mi piacerebbe fare qualcosa con i Ramleh, avevo avuto contatti con Gary Mundy ma per una serie di motivi e di tempistiche non è stato possibile andare a fondo. Per il momento continuo le mie esperienze musicali assieme ad Eraldo Bernocchi, al quale devo moltissimo, ed anche assieme ai Satanismo Calibro 9 e a Paolo Bandera con cui suonerò al prossimo X CONGRESSO POST INDUSTRIALE, orgaizzato da Old Europa Cafe.

6) Potresti dirci di più sul tuo nuovo progetto power noise Suction Melena ? Qual è il tuo obiettivo con questo progetto ? Che tipo di tematiche vorresti affrontare ?

Nessuna tematica, m'interessa il suono. Vorrei che SM fosse l'apoteosi mia personale del suono full analog, privo di ogni inserto vocale, totalmente dedito al power noise più intransigente. Con LCB non è più possibile seguire questa strada. Ci voleva un altro humus.

7) Chi sono i tuoi artisti preferiti fuori dalla scena noise /P.E./ industrial, ma anche in altri ambiti ? Le mie maggiori influenze, che contaminano continuamente ciò che faccio , sono da ricercare in : Maurizio Bianchi, Sutcliffe Jugend, Mauthausen Orchestra, Laxative Souls, Morrissey, Paul Schrader ed Herny Miller.

8) Hai qualcosa da aggiungere ?

Sì. Non abbandonate gli animali. Per favore.

Grazie per le tue parole.

Grazie a te.

[Interview] Le Cose Bianche (L.C.B.). ENGLISH

In the course of records, Le Cose Bianche has established himself as an unavoidable project in an italian noise/power electronics scene, already weel-served in cult projects. In order to surround this project we propose you an interview with the creative hand of L.C.B., Giovanni Mori. LawOfSun : Hello, first I would like to thank you for accepting to answer my questions. For several years now you have made the choice to use only an analog equipment, in a kind of traditionnal way. I would like to know a little more about your creative process : can you explain how do you work? Do you polish your work/music/noise… a lot in order to get exactly what you have in your head? Are you obsessed with the noise’s sculpture? How much room do you leave to improvisation and spontaneity ?

Giovanni Mori : Everything I do stems entirely from improvisation. Very « old school ». In my opinion, industrial and power electronics tradition, especially in its « modus operandi » or way or working, is still the only trustworthy philological guide to follow. I rarely add something during postproduction. It has only happened in « Born » where I added some short bass and processed piano lines. I usually push PLAY and record and then push STOP. What is in between is and will be the track. I still use exclusively two old, obsolete, spartan, analog synthesizers. At the beginning , on the contrary, I used both PC and digital equipment. From 2007 and 2009 more or less. Anyway…no…not at all… I’m not a perfectionist, I am the most musically messy person that I know.

If I say to you that your work swings between an abstract approach, maybe psychedelic, on one hand, and a more narrative-oriented approach on the other hand, would you agree with that comment?

Anybody who listens to my works is free to draw their own conclusions. Absolutely free. I only know that with everything I do I try to tell something about myself to my own self. Narration is therefore an intrinsic part of my aims. If the whole work sounds psychedelic then it means it is psychedelic. Instead, if it sounds harsh it means the it will be harsh for somebody else. It doesn’t matter to me.

Three of your releases deal with Pornography, Aesthetics Of A Good Pornographer, Pornography Should Not Be An Illusion and Born, why did you explore that matter? Could you give us, if you want, your definition of pornography? Are you going to explore an other subject in an other trilogy?

I hate trilogy. As a concept, I mean. The one and only trilogy for me is MAD MAX. As regards mine, I called it porn trilogy only after I noticed that in three records I was talking about the same subject in different ways. Actually it is not a real trilogy, since the three chapters are totally separated from one another : you don’t need to start from the first record, you can easily listen to the chapters indipendendently and in any order you may prefer. I usually talk about things I know. I explore pornography because I know it. Quite simply. So if I talk about prostitution is because I know it. That’s all. Pornography is nothing but a medium everyone can link their ultimate goal to.

Recently you have made a split tape with Wertham named Contempt on the label ANGST, how did you work together?

Half a split, half a useful collaboration. Marco and me had already worked together on two songs in « Pornography… ». I’ve always been a great Wertham fan. I discovered by chance that he liked my stuff so I contacted him. He’s a wonderful person. We are very good friends, therefore do something together has been just a consequence. We worked freely and naturally, we exchanged basis we reworked according to our taste. In my opinion the final result is excellent.On the other hand I cannot say the same of the label production and promotion. That tape deserved much more. It is a pity. But it won’t happened to me again.

Over the years, you have worked with so many renowned artistes (Macelleria Mobile Di Mezzanotte, Maurizio Bianchi, Sshe Retina Stimulants, Iugula-Thor, etc. ), is there still someone, or a band, you would like to collaborate with?

I believe I had the pleasure and honour to collaborate with some of the most interesting realities both in Italy and abroad. I would like to work together with Ramleh, I contacted Gary Mundy but for a number of reasons it was not possible to go further with the project. At the moment I keep on improving my musical experience with Eraldo Bernocchi, a person I really owe much to, and also with Satanismo Calibro 9 and Paolo Bandera, who will play with me during the forthcoming OEC festival, X CONGRESSO POST INDUSTRIALE.

Could you tell us more about your new power noise project Suction Melena? What is your goal with this project? What kind of subjects you would like to broach?

No subjects at all, I am more interested in sound. I wish SM to be my personal full analog sound apotheosis, a sound with no vocal inserts and totally devoted to the most uncompromising power noise. I can’t follow this path with LCB anymore, I need another humus.

Who are your favourite artists outside the noise/P.E./industrial scene, in music, but in other fields too?

My biggest contaminating influences, which always inspire everything I do, are : Maurizio Bianchi, Sutcliffe Jügend, Mauthausen Orchestra, Laxative Souls, Morrissey, Paul Schrader and Henry Miller.

Do you have anything to add?

Yes I do. Don’t abandon your pets. Please.

Thank you for your words. Tnx to you.

INTERVISTA SU FLUX WEBZINE

Oggi parliamo con Giovanni Mori alias Le Cose Bianche, progetto power electronics italiano noto per l’altissimo numero di produzioni e, recentemente, per avere composto una trilogia sulla pornografia, tema affrontato secondo molti punti di vista con indubbio acume, ed è partendo da questo trittico che iniziamo la nostra intervista con uno dei nomi più celebri della scena italiana power electronics.

1) Ciao Giovanni! E’ di rito presentare il tuo progetto ai lettori: perché Le Cose Bianche? Hai anche altri progetti? Dacci qualche informazione in più sulla tua musica e sul tuo universo musicale e tematico, forse ancor più importante.

L.C.B., il cui significato ormai non ha davvero alcuna importanza, nasce qualche anno fa come luogo dove poter uscire da alcune sonorità che stavo già perseguendo col progetto Malameccanica, il mio primo progetto di musica trip-hop assieme a Pietro Tripano, avevo voglia di avvicinarmi alle esperienze industriali di M.B. ed altri e solo successivamente si è trasformato in un mattatoio power electronics all’italiana. Modificandosi non solo negli intenti ma anche nel modus operandi, digitale prima, analogico poi ed adesso. Condivido con Eraldo Bernocchi il progetto MANGIATI VIVI, di cui fra qualche mese uscirà il primo disco per Naked Lunch e Subsound su LP e CD e il progetto CRONACA NERA con Adriano Vincenti della Macelleria Mobile di Mezzanotte. Da poco ho inaugurato il progetto SUCTION MELENA (power electronics, extreme noise) un mio nuovo alter ego di cui, nei mesi a venire, potrò offrire qualche release su tape. 2) Abbiamo recensito la seconda e la terza parte della tua trilogia sulla pornografia. Parlane nello specifico ai lettori. Come è nata questa idea? In cosa i tre lavori sono legati tra loro e cosa, invece, non li accomuna? Ogni lavoro affronta il tema utilizzando una chiave diversa. Approfondiamo anche questo.

Non ho mai pensato coscientemente di realizzare una trilogia. Per me l’unica trilogia che abbia un valore è quella di Mad Max. In realtà non ho mai pensato che ciò che faccio fosse di una portata tale da evolvere in un suo linguaggio con i suoi temi in tre capitoli. E’ capitato. Tutto qui. Dopo Estetica di un buon pornografo, mentre stavo registrando Pornography… mi sono accorto che un filo legava questi due album: la pornografia, nella sua pura e cristallina forma di strumento basso e di consumo, senza alcuna esaltazione artistica o consacrazione iconoclasta. Mentre la prima tape giocava il tutto sulla bassa pornografia, legandosi volutamente alla tradizione inglese dei Whitehouse o dei Sutcliffe Jugend, Pornography should not be an illusion (qui la recensione) rivendicava il ruolo della pornografia come mera e necessaria lupanara, in totale rottura contro una visione colta o da salotto o anticonformista di quest’ultima. Solo Born (qui la recensione) è nato seguendo la scia dei primi due album. Si è scritto da solo. Ed è l’unico estremamente autobiografico. Tratta il rapporto fra l’oggetto pornografico ed il suo consumatore da un punto di vista più intimo. E la citazione di Henry Miller nelle note di copertina perfettamente sintetizza il contenuto dell’album. Mi chiedi cosa non li accomuna? Non li accomuna il fatto stesso che sono tre dischi in grado di stare in piedi anche da soli. Non sono tre episodi, non occorre arrivare al terzo per capire il resto. Ecco perchè di fatto non è nemmeno una vera trilogia. E’ solo una questione di prospettiva.

3) Sei uno dei più noti protagonisti dell’odierna scena power electronics italiana. Tralasciandone le origini musicali, parlaci di cosa il genere voglia trasmettere, e di cosa ci sia dietro la coltre cacofonica che contraddistingue buona parte delle sue produzioni. Si può parlare di origini culturali e di una sottocultura?

Io non sono nessuno. E la scena italiana è un’espressione che serve ad altri per confermare a loro stessi di essere parte di un qualcosa che possa autolegittimarli in ciò che stanno facendo. Se proprio devo, scelgo, appunto, la parola: genere. Mi interessa di più. Il PE è un genere con dei codici esattamente come un romanzo noir, o come un film horror o qualunque altro genere. Non mi interessa andare a scavare o a cercare significati perchè di sognificati spesso non ve ne sono. Cercheresti mai un significato in un film di Tobe Hooper?

4) L’Italia è sempre stato un Paese in cui il genere power electronics ha attecchito, a fronte di altre correnti che non hanno ottenuto tanto successo. Secondo te, perché? Approfittane per parlarci anche della storia del genere in Italia.

Ci sono tante persone che oggi hanno il disperato bisogno di spiegare tutto a tutti. Lascio questa domanda a loro.

5) Ho notato che, sebbene il tuo primo album risalga al 2009, hai all’attivo già decine di produzioni. Questa è una particolarità del PE. Ha per caso a che fare con l’estetica del DIY? In questo, c’è una sorta di estetica punk in quello che fate tu e le altre realtà?

Ho fatto molte releases perchè mi diverto a fare quello che faccio. Ovviamente non vi è una pretesa di qualità nella mia quantità. Non ho mai guardato (e non lo faccio nemmeno oggi) al formato o alla label come i soli motivi validi per registrare qualcosa. Ho fatto cose su cdr e con label davvero brutte con lo stesso entusiasmo con cui ho lavorato a cd con realtà più note o a nastri autoprodotti. Non mi occupo di estetica, mi interessa di più l’attitudine.

6) La tua musica non è certo di facile assimilazione: In che contesti la proponi, e come reagisce il pubblico? Come sono le tue live performances?

Mai fatto live con L.C.B.

7) Dato che nel tuo ultimo album, Born, ci sono molti richiami al cinema, alla poesia e alle avanguardie storiche, cosa pensi che il flusso rumoristico riesca ad esprimere? Quali sono le potenzialità di un flusso libero da schemi e gabbie ritmiche?

Sono molteplici. E sono le stesse per qualunque forma di arte genuina. Ma stiamo parlando di Born, non di un quadro di Bosch. In Born ci sono molti richiami alla mia vita. Per me vale solo questo.

8) Quanto, in questo genere, è facile ripetersi se non si variano le coordinate della propria musica? Tu, ad esempio, mi sembri molto attento in questo senso.

Trovi? Io davvero non lo so. Sicuramente le prime cose che ho fatto non hanno nulla a che vedere con il mio suono di adesso. L’unico comune denominatore resta l’attitudine di cui sopra. Ripetersi in qualunque genere non è un male. Si chiama genere proprio per questo.

9) Perché spesso si tende a tracciare un filo rosso diretto tra i primi esperimenti di musica industriale e il PE? E’ solo per una questione di assonanza sonora, o c’è di più?

Una domanda più o meno simile l’ho fatta una volta a Marinelli. Ti copio la sua risposta, che mi pare ad oggi la sola con un senso: “Credo che l’industrial sia quella che fa ‘lan-klong mmuuuuuuff zgggr-zgrrr ugkr ukgr-osssdz gaaah-kud・ in un clima d’ineffabile follia, mentre la power-electronic fa iiiisssss spux-x-x yyyeeee-zhot OT-OT!! azu-kwaa! kkwa-owlung!・ con la pedanteria dell’ortodosso.”

10) Quali sono i tuoi progetti futuri? Cosa hai in cantiere?

A breve usciranno due tape una con i Black Leather Jesus ed una con Evitaxal. Poi un lavoro con Bernocchi e un nuovo CD, il seguito del precedento Brain Meat, con Maurizio Bianchi. Tendo ancora a fare parecchia roba, la cosa migliore, per chi è interessato, è quella di dare un’occhiata di tanto in tanto al mio sito.

11) Grazie per il tempo che ci hai dedicato. Saluta i lettori e invitali ad acquistare Born e i tuoi album!

Grazie a voi. Dato che fra un mese, più o meno, è estate, e invito tutti a non abbandonare gli animali.

INTERVISTA SU DARKROOM MAGAZINE

di Michele Viali

Nella piccola nicchia del noise e delle distorsioni brilla Le Cose Bianche (noto anche come L.C.B.), progetto prolifico che riesce ancora ad appassionare (e ad appassionarsi) con la manipolazione elettronica dei rumori. L'Italia ha dato i natali ad alcuni dei più importanti personaggi relazionati a questo (anti)stile sonoro e Giò, al secolo Giovanni Mori e titolare del monicker, rappresenta ad oggi uno dei pochi nomi che portano avanti questa singolare tradizione, non solo con album propri, ma anche con la produzione e il recupero di alcuni autori del passato. Tra news e curiosità, entriamo nei meandri di questa stridente creatura sonora...

Ricordo i tempi di Malameccanica, progetto singolare, affabulato e tutt'altro che rumoristico. Come sei penetrato gradualmente nel vortice della power-electro con L.C.B., accantonando un passato comunque interessante?

Giò: "L.C.B. nacque più o meno parallelo ai Malameccanica. A fine 2007 mi accorsi che con Malameccanica avevamo registrato del materiale che sconfinava non poco dalla drum'n'bass e dal trip-hop, nato del tutto genuinamente, e man mano che accumulavamo tracce sentivo la necessità, ma forse necessità non è nemmeno il termine esatto (non è che avessi chissà quale urgenza espressiva), di avvicinarmi a sonorità meno codificate. Feci alcuni set di live electronics per conto mio e in una settimana registrai quello che fu il primissimo promo di L.C.B. "Spell" (mai pubblicato, mai distribuito in alcun modo). Chiesi a Pietro (altro membro dei Malameccanica) di mettere in piedi un progetto B-side, ma non trovando corrispondenza decisi di accantonare l'idea. Durante il 2008 continuai ad accumulare un po' di roba e a fine anno decisi di inaugurare un mio progetto. Registrai il primo demo "Numeri Neri" ed iniziai con le mie cose, le prime lontanissime da quello che faccio adesso, non tanto nell'attitudine, quanto nel suono e nella strumentazione. Sostanzialmente i due progetti hanno convissuto sino al 2011 quando, per motivi di varia natura, si sono sciolti i Malameccanica."

Cosa ti ha affascinato della vecchia scuola power-electro degli anni '80 a cui sei evidentemente legato?

Giò: "In primis l'attitudine ed il modus operandi, poi l'oltranzismo, l'irriverenza, il politicamente scorretto, una forte dose di individualismo e la voglia, sana, di rompere il cazzo quando ancora aveva senso farlo."

Il genere cosiddetto power electronics fa spesso leva su una massiccia dose di ironia a volte macabra. Credo che sia un modo per sopravvivere ad uno stile altrimenti devastante nei suoi concept estremi. I primi ad avere tale intuizione furono senza dubbio i Throbbing Gristle, sebbene la loro furia sonora non fosse ancora eccessiva come quella messa in mostra da alcuni progetti di poco successivi. Cosa pensi al riguardo? Quanta ironia c'è nel rumore di L.C.B.?

Giò: "Non ho mai creduto - non sono così ingenuo - che uno stile (o un genere) possa sopravvivere in eterno. Non ho nemmeno mai creduto che si debba per forza reinventarlo, o tenerlo in vita nei modi più bizzarri. Non credo nemmeno che vi sia più nulla da inventare, soprattutto in musica. Mi interessa mantenere in vita la passione ed il rispetto (anche per le regole) per qualcosa che si ama o si è amato, piuttosto. Detto ciò posso solo aggiungere che l'ironia, l'autoironia ed il sarcasmo sono modi per sopravvivere a prescindere. Almeno per me, nel quotidiano. Inevitabilmente tutto ciò lo riverso in quello che faccio. L'ironia di L.C.B. è direttamente proporzionale a quella con cui mi accompagno a lavoro, in giro, al bar. E lo è pure l'autoironia. Ma anche il senso della misura."

Rimestare nel male fino a produrre un dolore mentale ed un disgusto neanche tanto latente è prerogativa di molti artisti tutt'altro che ironici (in primis M.B. ad esempio, ma anche gli SPK degli albori e in larga parte Atrax Morgue). Credi che il rumore possa essere anche un mezzo per esprimere concetti, sensazioni o magari per sbattere in faccia al mondo (per pochi che siano i seguaci di questa musica) alcune atrocità?

Giò: "No, non lo credo affatto. Il potere di "sbattere in faccia al mondo le atrocità" o qualunque altra cosa uno voglia sbattere, in qualunque forma d'arte e non, è morto e sepolto. Nessuno ascolta nessuno. Se le cose gliele sbatti in faccia si girano dall'altra parte. Non sono votato al martirio e non amo perdere in partenza. L.C.B. è solo un modo per parlare di me a me stesso. Ti ritrovi nelle mie cose? Ok, meglio. O peggio, dipende dai punti di vista. In entrambi i casi, allora va bene, possiamo provare a parlarne. Preferisco una persona che non ha mai sentito un solo brano di power electronics che mi chiede il perché di una frase o di una immagine, piuttosto che il seguace che mi scrive se il mio parlare di pornografia abbia a che fare con la 'scuola' degli SPK. È importante? Ma davvero a qualcuno interessano queste stronzate? I seguaci di questa musica sono solo persone che se la cantano e se la suonano fra di loro. Si mostrano i loro dischi a vicenda, si arrogano il diritto di dire cosa va bene e cosa no, basandosi pure su giudizi fatti da terzi. Se poi i seguaci fanno anche musica, o rumore o quello che sia, si ottiene una produzione in serie di scimmiottamenti di iconografie e persino di atteggiamenti ormai così datati da farli risultare imbarazzanti. Ai seguaci preferisco le persone obiettive, o male che vada quelle avvedute."

Il genere è nato su distorsioni analogiche e sovrapposizioni di nastri in loop. Nell'era dei computer e delle field recordings il rumore di una volta si è trasformato in qualcosa di totalmente diverso. Sebbene sia riduttivo parlare di etichette, non trovi che quel che veniva identificato come power-electro negli anni '80 sia diventato oggi qualcosa di totalmente diverso? A parte i casi in cui non si lavori con i medesimi mezzi di allora...

Giò: "Ci vogliono sempre e comunque: attitudine, capacità e talento. Avere un sintetizzatore analogico non fa di te uno Zoppo, così come se mi racconti un sogno io non divento automaticamente Jung."

In "Privatism" campeggia il titolo "Death Of Italian Power Electronics". Cosa si nasconde dietro queste parole? Una constatazione? Una denuncia? Sicuramente tra gli anni '80 e i '90 erano attivi sul nostro territorio diversi autori ad oggi osannati dagli appassionati del genere... Nessuno ne ha saputo raccogliere l'eredità?

Giò: "Credo che la risposta alla prima domanda la si possa ricavare da quanto ho detto fino ad ora.

Quanto all'eredità, non saprei. Io, parlando di power electronics autoctona, ancora ascolto Mauthausen Orchestra, Murder Corporation, Wertham ed altri nomi fondamentali. Detto ciò, continuo a ribadire che il disco più importante degli anni 2000 (sempre in ambito power electronics italiano) sia "Profilo Ottimale Delle Ferite" della Macelleria Mobile di Mezzanotte. Potevano raccogliere il testimone, ma hanno scelto di diventare sé stessi. Per fortuna, direi."

Quali sono i titoli che ritieni più rappresentativi di questo settore?

Giò: "Non ragiono in questi termini, è troppo riduttivo. Preferisco guardare alla totalità dell'operato di un progetto, al suo percorso."

Quale il progetto che in assoluto ti ha più guidato ed ispirato nell'approccio a questo tipo di suoni?

Giò: "Come sopra, troppo riduttivo. Ma se proprio devo sommare due progetti da cui può miseramente risultare L.C.B., direi: Mauthausen Orchestra più Sutcliffe Jügend."

Per finire, anticipaci qualcosa riguardo le prossime attività di L.C.B. e illustraci se hai in programma ristampe di vecchi titoli o produzioni di altri autori per la tua label personale.

Giò: "Forse con Maurizio Bianchi ristamperemo "Atomique - Mörder". Forse. Attualmente sto ultimando con Eraldo Bernocchi il primo disco del nostro progetto Mangiati Vivi, power duo dalle sonorità inaspettate, e sto collaborando con Adriano Vincenti al progetto Cronaca Nera (vecchio B-side project di Macelleria Mobile di Mezzanotte) che partorirà un EP e uno split con Iugula-Thor. Per quanto riguarda L.C.B., le produzioni sono già state completate e consegnate alle varie label. Nei mesi a venire usciranno vari lavori, fra cui quelli con Maurizio Bianchi, Sshe Retina Stimulants, Caligula 031. In mezzo a queste collaborazioni vi sarà un full-length, "Pornography Should Not Be An Illusion" (Naked Lunch Records), al quale hanno preso parte Eraldo Bernocchi, Bandera, Wertham e Macelleria Mobile di Mezzanotte. Poi, se la sorte lo vorrà, proseguirò nelle registrazioni del seguito ideale di "Pornography...": "Born", che vedrà alcune partecipazioni speciali, fra le quali quella di Bernocchi e quella di Emidio Clementi dei Massimo Volume."

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INTERVISTA RADIOGWEN

Ciao Giovanni, dando una scorsa al tuo sito ho visto la mole enorme di pubblicazioni e lavori come L.C.B. Sembra essere una cosa di cui non può fare a meno, quasi uno sfogo… come vedi questa tua produzione?

La mia produzione è discontinua, altalenante, ed è inevitabile quando si “butta” fuori un sacco di cose. Non ho particolari urgenze espressive, ne ho un qualche discorso teoretico/concettuale da portare avanti. Sembrerà banale, ma la maggior parte della mia produzione nasce da una sana voglia di divertirsi unita ad un minimo sindacale di dignità produttiva. Nella mia produzione ci sono cose che altri ritengono valide, io per niente, e viceversa. Ci sono anche releases molto diverse fra loro. Probabilmente negli ultimi tre anni ho tracciato un percorso più lineare, non tanto in contenuti, quanto piuttosto sul tipo di suono che mi diverte realizzare. Ma io di base non sono uno sperimentatore, non sono un artista e non ho nemmeno la presunzione di definirmi musicista. Ce ne sono già a sufficienza in giro.

Ok… in What can you find in bad procured appare la voce tra gli anfratti del suono. Che rapporto hai con questa? è solo uno strumento oppure c’è un’espressione nel testo che vuoi veicolare?

Ho iniziato a usare la voce in una sorta di reading/spoken word nel mio primo progetto, lontano da sonorità canoniche: i Malameccanica (2007-2011). E’ un rapporto assolutamente naturale, a volte ho voglia di affiancare ai suoni delle parole, dei campioni vocali (rubati a qualche film), dei testi. Non sono così preparato da poter offrire uno spettacolo debordante di musica pura. I testi, e di conseguenza la voce possono irrobustire o dare un’ulteriore emotività al brano. Il tipo di “recitato” varia a seconda di come mi sento, ma alla fine la mia attitudine vocale è quella, non ho grosse varianti. Ma del resto neanche ne vorrei.

Parlami di E Aktion… chi è? Protesta Negra mi è sembrata lo scheletro del dub in un arido futuro post-nucleare o qualcosa del genere… mi ha riportato ha qualcosa di The Bug al quale qualcuno avesse tolto tutti i liquidi…

E AKTION è un progetto… non riesco a trovare un aggettivo. Sperimentale? Industriale? Noise? Ognuno alla fine ci vede ciò che vuole. E’ un progetto romano/bolognese, un duo per l’esattezza. Posso dire poco a riguardo in quanto sono totalmente implicato. Siamo amici intimi, collaboriamo assiduamente ed inoltre ho realizzato il mastering del loro nuovo album CLUSTER B, curandone anche quella che in maniera altisonante viene definita “produzione artistica”. Qualunque cosa detta da me suonerebbe come campanilistica. Perciò mi limito a dire che se riescono ad unire la loro assoluta, ingestibile genuinità con una costanza realizzativa/formale possono essere, senza ombra di dubbio, una fra le migliori cose di questo piccolo panorama che viene pesantemente definito: scena industriale italiana.

Li cercherò di sicuro! Una cosa che ho apprezzato tantissimo è il tuo mai andare sopra le righe, fermandoti sempre prima di un parossismo rumoroso… ascoltando il disco più volte mi sono ritrovato a definirlo noise ovattato, che incide e coinvolge senza infastidire o esagerare mai.

Ti ringrazio. Non ci ho mai pensato. Ti ripeto, sarò banale, ma ho in testa alcuni suoni che amo, mi metto sul synth e premo play. Tutto quello che ne deriva è una sintesi fra la mia attitudine personale e il rispetto per certi paradigmi e regole che ogni genere reclama.

Grazie mille Giovanni, ti va di consigliarmi qualcosa da ascoltare che ti ha colpito recentemente?

Ma grazie a te man! Di recente? Di recente una delle cose migliori che ho sentito è l’ultimo disco di DJIN, meraviglioso…

----------------- INTERVISTA NITCH FUNZINE

DIREI DI COMINCIARE PROPRIO DALLA GENESI DEL PROGETTO L.C.B.: COME NASCE E PER QUALI MOTIVAZIONI.

Il progetto "Le Cose Bianche" nasce, almeno in origine, come costola di Adamo del mio precedente gruppo i "Malameccanica"dove ero alla voce e al basso elettrico. Sentivo il bisogno di dedicarmi a sonorità più oltranziste ed oscure,anche eccessive, e dato che nei Malameccanica il sound era molto più rarefatto e soft ho deciso di dare vita ad un progetto musicale a se stante, per certi aspetti non del tutto parallelo con il precedente, che ponesse l'accento solo sulla sperimentazione sonora nuda e cruda.

QUALI SONO STATE LE TUE PASSATE ESPERIENZE E QUANTO L.C.B. SI DISCOSTA DA ESSE?

Musicalmente ne ho avute diverse. Sia in veste di chitarrista che in quelle di bassista. Ho iniziato a suonare diversi anni fa, rock, blues, reggae, dub. Come bassista,vuoi perchè siamo più facilmente intercambiabili dei chitarristi ho suonato davvero unpò di tutto. Solo verso i venti anni mi sono avvicinato in maniera preponderante alla drum and bass, trip-hop, alla down tempo e successivamente all 'industrial, da quello più sofisticato a quello più estremo. Quest'ultimo avvicinarsi è diventato un vero e proprio amore per il genere, da esso,in maniera assolutamente consequenziale e naturale sono nati i Malameccani e L.C.B. appunto.

IL SOUND DI L.C.B. ATTRAVERSA MOLTI AMBITI. PUR PREVALENDO SONORITA' INDUSTRIAL-NOISE SI ARRIVA A TOCCARE SONORITA' ELETTRONICHE SGANCIATE DA QUESTO AMBITO, ED IL TUTTO SEMPRE CON QUELLA CHE DEFINIREI UAN CERTA ELEGANZA. TI SEI MAI POSTO UN OBIETTIVO DA RAGGIUNGERE A LIVELLO DI SONORITA' ?

Giuste osservazioni. Questo milk-shake è dovuto appunto ai miei ascolti. Inevitabilmente trip-hop, industrial si sono mischiati nella mia testa dando origine, spesso in maniera involontaria, a brani che in sei p sette minuti svariano su i due generi. Non ho mai pensato di raggiungere nessun obiettivo, per me era solo un gioco extratemporaneo al di fuori di una realtà più canonica. Solo successivamente quando alcuen etichette si sono fatte avanti ho capito che forse avrei potuto raggiungere alemno un obiettivo che sogna chiunque faccia musica: realizzare almeno un disco decente , dignitoso, dove poter inserire dei brani che rispecchiassero la mia idea di suono, il tutto unito ad un artwork funzionale. Ci sono riuscito. Piùdi una volta. Sono stato fin troppo fortunato.

ESISTE UN LAVORO CHE CONSIDERI PIU' RIUSCITO RISPETTO AD ALTRI?

Quell a cui sono sentimentalmente più legato è "Modern Holocaust". Ma solo perchè è il primo. Il più riuscito è l'ultimo che ho realizzato "Gli anni passati da solo non saranno mai restituiti" perchè c'è dentro oltre al noise un pò di sana poetica nelle linee melodiche, quelle poche che ci sono, che spesso ho voluto trascurare in virtù di bordoni più violenti. Però devo anche dire che davvero un bel lavoro è stato lo split con il mio amico DECRETO K. Ne vado davvero orgogliso.

NEI TUOI ALBUM RICORRONO SPESSO CANZONI GIA' PUBBLICATE IN LAVORI PRECEDENTI. C'E'UN FILO CONDUTTORE CHE LEGA TUTTI QUANTI GLI ALBUM DI L.C.B.? CON QUALE CRITERIO (SE ESISTE) SCEGLI LE CANZONI DA REINSERIRE?

Nessun criterio di per sé. Il tema dai titoli è sempre quello però: l'impossibilità di realizzare rapporti umani basati sulla fiducia e su di un amore puro e cristallino. Le canzoni che ricorrono in vari album sono lìper un smeplice motivo: sono state le etichette a volerle. Ad esempio "VI" è quasi in tutti i miei dischi. Piace. M e la chiedono ed io la reinserisco volentieri.

ESISTE QUINDI UN LEGAME TRA FATTI DELLA TUA VITA PERSONALE E LA MUSICA DEL PROGETTO? L'IDEA E' DI AVERE A CHE FARE CON QUALCOSA DI MOLTO INTIMO...

Assolutamente sì. Tutto quello che faccio artisticamente parlando è legato alla mia vita privata. Qualunque riga che scrivo, qualunque rumore che scelgodi produrre o di campionare, qualuqnue loop di basso, in una qualche maniera a volte inconscia, nascono come naturali colonne sonore della mia vita privata. Né più, né meno.

QUALI TIPI DI STRUMENTAZIONE USI PER CREARE UN ALBUM? UTILIZZI CAMPIONAMENTI O CREI EX NOVO TUTTI I SUONI ATTRAVERSO DIVERSI STRUMENTI?

Dipende. Generalmente a parte il computer con alcuni suoi controller, uso un sintetizzatore analogico un pò vecchiotto, diversi pedali, uan drum - machine e poi a volte strumenti convenzionali quali chitarra, basso. Quanto ai campioni anche qui dipende, spesso li creo ex novo, altre volte mi diverto molto a campionare roba già esistente. Il grosso del lavoro comunque avviene in post produzione quando equalizzo, scelgo cosa tenere, cosa tagliare, come collegare due bordoni fra loro e così via. I miei pezzi acquisiscono un senso solo alla fine. Un pò come la vita.

PER QUANTO RIGUARDA I LIVE INVECEHAI MAI PENSATO DI PORTARE L.C.B. DAL VIVO OPPURE NON LO RITIENI NECESSARIO ?

Ho avuto diverse proposte. Non mi hanno mai entusiasmato molto, per un solo problema: i costi. Si va a rimessa. Non m'interessa fare soldi con la musica, ma non posso nemmeno permettermi di perderne. Però a parte questo discorso dozzinale se ci fosseo qualcosa di davvero carino o qualcosa di ben fatto per gli appassionati parteciperei anche gratis.


INTERVISTA FOLLIA PRIMORDIALE ZINE

1)Benvenuti nelle pagine della Follia Primordiale Zine, parlami della musica del progetto Le Cose Bianche. La frase sperimentalismo ipnotico elettronico può calzare per identificare la tua musica?

Ciao e grazie per questa intervista. La frase che hai coniato direi che calza perfettamente con il mio immaginario sonoro ed anche visivo (sia nei miei video, che nei mie artwork). Le mie tracce sono il frutto di un processo creativo che trova il suo senso nel momento stesso in cui viene impiantato ed infine realizzato e che si nutre sostanzialmente di suggestioni, sensazioni, che nascono e si muovono a caldo dentro di me mentre metto mano al mio sintetizzatore. Il tutto mediato e disorganizzatamente condotto dalle influenze di alcune mie letture, di una certa cinematografia ed ovviamente dalla mia vita privata.

2)Come riesci a manipolare e a gettare le basi per creare un lavoro. quanto e difficile creare tale musica?

Domanda difficile, nel senso che non credo esita una difficoltà oggettiva nel produrre questo tipo di musica. La vera difficoltà sta nel dare un senso a ciò che si sta facendo, nell'attribuire un significato anche concettuale al prodotto su cui uno sta lavorando. Non saprei dire se ci sono sempre riuscito, sicuro però che non getto le basi neanche per venti secondi di musica se non ho qualcosa da dire o da esprimere. Se molto del mio tempo lo trascorro a leggere e a vedere film che mi possano aiutare a corroborare il mio linguaggio estetico-musicale in L.C.B. , il mio approccio nella composizione vera e propria è abbastanza rozzo e spiccio. Lo è sempre stato. Genuino e istintivo probabilmente. L'unica cosa che è concretamente cambiata in questi ultimi anni è la strumentazione: non uso più nulla di digitale, se avessi la possibilita registrerei solo su nastro, ma mi devo accontentare del pc. Uso un vecchio residuato bellico, un sintetizzatore full analog, e solo pedali analogici anch'essi reduci dagli anni '70 ed '80. Il tutto in presa diretta, nessuna sovraincisione, ed anche la voce, le poche volte che viene inserita, è registrata in contemporanea con il sintetizzatore. Quando invece scelgo di associare brani di film alle mie tracce, non faccio altro che selezionare la parte del film che mi interessa, la campiono, la carico, la mando in play e ci suono sopra in tempo reale. Come se stessi facendo una mia personale colonna sonora. Solo successivamente decido se tagliuzzare la parte del film con i suoi dialoghi a vantaggio di ciò che ho registrato.

3)Adoro alla follia la musica da te creata,riesce ha creare musica originale e minimalista, ma voglio capire una cosa, prima di tutto, il nome Le Cose Bianche come è nato?

Su questo nome e sulla sua origine mi è stato chiesto davvero di tutto. Se è riferito a malattie sessualmente trasmissibili, se faccio uso di droghe, se è tratto da qualche film, o se è una citazione di Dostoievski. La genesi del nome Le Cose Bianche rispetto a tutto questo è talmente banale che ormai non ha più senso spiegarla. Lascio che ognuno pensi ciò che più gli aggrada, che scelga come meglio crede. L'importante che si lasci trascinare dentro ciò che si cela dietro al nome del progetto, che si lasci contagiare da ciò pervade l'emisfero musicale e non di L.C.B.

4)Oramai la crisi attanaglia tutta l'europa e questo purtroppo va a ripercuotersi sulle varie arti come la musica etc, secondo te come riescono a vivere o a sopravvivere gruppi,label, dinanzi a tale situazione disastrosa?

Non saprei. Il mondo musicale da cui provengo non si pone il problema di sopravvivere economicamente con ciò che crea. Sono poche le realtà del panorama industrial-power electronics autoctone che riescono in questo. Aprire un discorso sul mercato della musica è pericoloso e richiede una certa esperienza nel settore che sinceramente io non posseggo. Le mie sarebbero solo opinioni personali che lascerebbero il tempo che trovano. Personalmente molte delle realtà emergenti e ben più che emergenti del mio ambito musicale mi disgustano. Sono pochissimi i progetti che io tengo in considerazione e con cui ho il piacere di tenere rapporti. Mi stupisce che alcuni abbiano considerazione dalle varie riviste di settore e mi stupisce persino che abbiano label che gli fanno uscire i dischi. In molti di questi progetti non trovo nè onestà intellettuale, nè artistica. Quest'ultima secondo me è l'unico ingredienteutile per poter sopravvivere alla crisi artistica che ormai dilaga da anni.

5)Oltre alla musica sei affascinato anche da film particolari?

Assolutamente si. Sono un cinefilo onnivoro e vorace ed un collezionista di VHS e Dvd. Molti dei brani di L.C.B. portano i titoli di alcune pellicole, altri invece sono dei veri e propri omaggi, con l 'inserimento di dialoghi, campioni e quant'altro. Inoltre non è un mistero che il cinema, un certo tipo di cinema, sia una delle colonne che sorreggono il mio progetto. I registi a cui maggiormente "rubo" sono Alberto Cavallone, Pasolini Antonioni, Visconti, Friedkin, WIlliam Lustig, poi di solito pesco nel cinema horror di serie B statunitense e non, da Basket Case fino a The Brain, ed ovviamente al cinema di genere di casa nostra dai cannibal movie a certi thriller e un paio di poliziotteschi fatti come si deve; di questi ultimi c'è un vero abuso in ambito musicale negli ultimi anni. Si è sviluppata una certa moda e cerco di tenermene lontano il più possibile. Anche perchè in tutta onestà la maggior parte dei poliziotteschi autoctoni è davvero imbevibile.

6)La tua musica riesce ad essere una cantilena del terrore e quando ascolto la tua musica mi sento su un altro pianeta; quando suoni la tua musica, dentro di te, che animale senti di essere?

Sono semplicemente me stesso. Con tutti i miei difetti, le mie ombre, i miei lati oscuri. Raramente implico i pregi nel mio fare musica, i pochi pregi che ho li preservo per la mia vita privata. E poi come musicista in senso stretto non è che ho poi così tante doti tecniche. Se dovessi comunque scegliere un animale è presto detto: un cane. Meglio ancora un pastore tedesco. Meglio ancora: un lupo.

7)Siamo giunti alla fine,e stato un piacere fare questa intervista. Cosa succederà in casa L.C.B. nel 2013?

Ho concluso il 2012 ed ho iniziato questi primi mesi del 2013 dedicandomi e concludendo ad alcune collaborazioni che avevo in cantiere da qualche tempo. E' uscito anche un bellissimo split con Davide Femia (anche M.D.T.) per la sua Santos Produzioni. Il resto del 2013 vedrà L.C.B. protagonista di alcune interessanti release. Parabused per la Wispering e Lavoro in pelle per la più nota Placenta Rec. Poi mi metterò a registrare materiale inedito per la Murderabilia Records, giovane, piccola e promettente etichetta italiana. Uno dei pochissimi casi in cui sono stato io a chiedere fortemente di lavorare con loro. Le loro release sono semplicemente affascinanti, eleganti, estreme e sopra le righe. Hanno stile. E inoltre con un'altra label stiamo preparando un box che racchiudera 5 o 6 dischi, il tutto mirato a ricostruire il percorso di L.C.B. dal 2008 ad oggi, nel suo quinquennale dalla nascita. Io per primo sono curioso di vedere come sarà questo 2013.


INTERVISTA SOUNDS BEHIND THE CORNER

SOUNDS BEHIND THE CORNER "Da un oggetto non ci si aspetta nulla di diverso da quello che tu gli attribuisci". E' proprio vero. Schivo e riservato, ma allo stesso tempo emotivamente risoluto, Giò ci racconta il suo limite e la sua apertura verso le cose, le stesse che presagisce dall' imput esterno, inteso come forma d'arte, nei suoi libri, nei suoi film, nelle donne e nei suoi ascolti c'è tutto quello che rovescia nei suoi progetti , invertendoli in rumori. Sono i rumori delle cose bianche, i rumori delle sue fisime che prendono forma in un contesto isolato, appartato dentro le sue angosce. Poco fiducioso verso la nuova avanguardia Industrial, si pone il limite in una società che ha già "detto tutto" ma nel contempo non resta altro che rifarsi, guardando al passato, facendosi affascinare dalle origini e riproponendo il tutto nella maniera più intimista possibile, appropiandosi dei contenuti che hanno lanciato con successo l'inventiva, rimanendo quindi fedeli a certe modalità d'approccio per riproporre senza esagerazioni. L'arte della casualità segue inconsciamente uno stato d'animo tormentato dove Giò si rivela, come instantanee della psiche, violente o non violente che siano.

Ciao Giò, innanzitutto Sounds Behind The Corner ti ringrazia per averci dato la possibilità di scambiare due chiacchiere. Inizierei chiedendoti com'è nata la passione per la musica/non musica se così /vogliamo definirla per certi aspetti) in questo caso l'industrial se i tuoi etimi musicali hanno come sfondo il rock, il blues e la drum'n base

Mi sono avvicinato alla musica in età adolescenziale, sostanzialmente nasco come bassista con attitudine appunto prettamente legata al rock e al blues ,poi con gli anni mi sono avvicinato alla drum'n base al trip hop, ai gruppi come Tricky, Portishead, Massive Attack che sono stati la mia linea guida; poi dopo ho scoperto altre realtà elettroniche un po' più deviate Einstürzende Neubauten, Laibach e da li, poi, scoprire tutti i sottogeneri dell'apparato industriale è stato consequenziale

Cosa precisamente ha segnato la tua svolta musicale?

Forse un insieme di circostanze, il gusto estetico che cambia, un interesse per certi film, certe letture, certe poetiche non comuni. Diciamo che l'industrial e la power elettronics sono diventate un po' la colonna sonora della mia vita fino ad oggi, ho trovato un humus abbastanza fertile per la mia poetica, per la mia ossessione, per la mia vita.

L.C.B. ovvero Le Cose Bianche. Perchè questo nome?

Ormai non ha più senso spiegarlo, chiunque mi ha fatto questa domanda ha dato una propria interpretazione; chi ha visto citazioni di Dostoevskij o chi ha pensato potesse evocare immagini forti/estreme. Spiegarlo adesso non ha più senso, ormai il valore reale che dava il nome è molto meno potente di quello che poi ha suscitato in alcune persone

Di solito utilizzi il termine Power Elettronics per contraddistinguere il ruolo che la tua musica ha nella "società underground" piuttosto che l'industrial. Cosa li differenzia?

Questa è una domanda che ho fatto a Maurizio Bianchi a cui lui non ha risposto in quanto non si riteneva così tecnico da poter rispondere figuriamoci io. Se l'industrial è il cinema di seria A la Power Elettronics è il buon sano B movie, se esiste " braccio violento della legge", che potrebbe essere l'industrial, "Roma violenta" potrebbe essere la Power Elettronics.

"Modern Holocaust" uscito nel 2009 segna la nascita di LCB. Cosa è cambiato d'allora a livello di "poetica" o di messaggio(se è cambiato qualcosa) ad oggi?

E' cambiata la strumentazione, prima c'era l'utilizzo del digitale non in maniera invasiva ma preponderante, l'uso di campioni, sopratutto cellule ritmiche ormai sparite , ora tutto è analogico . Andando avanti è stato un ritorno indietro a quel che è era l'approccio compositivo delle realtà che io amo come Maurizio Bianchi o Atrax Morgue cioè sintetizzatore analogico, unica traccia e in presa diretta senza sovraincisioni, senza rimettere mano, una fotografia del momento cosa che prima non avveniva, c'era un ragionamento maggiore.

Tra le tue influenze, c'è maurizio Bianchi uno dei primi precursori italiani dell'industrial. Cosa stima di quest'uomo ma soprauttutto cosa ti infastidisce o ti ha infastidito?

Infastidito no, però mi dispiace che abbia "cessato" l'attività. Maurizio Bianchi è stato il precursore a livello mondiale insieme ad altri progetti dell'industrial addirittura in Italia è stato il prima ha di poco anticipato Marinelli, del progetto Laxative Souls che arriva circa un anno dopo, per me MB è una sorta di mentore, di maestro, apprezzo quasi tutta la sua produzione se non tutta. Lui ha creato un genere dal nulla ha fondato un genere che non esisteva, già questo vale più di mille mie risposte

Durante l'anno usciranno diversi album, due dei quali segnano un netto cambiamento che sfigura le sonorità classiche di LCB; uno è "SanSabba" per "Santos Production", l'altro "Come Sonno Nel Ventre"per la "Murderabilia Records". Ho ascoltato alcune anteprime e devo dire che sono decisamente più bellicosi ma mantengono sempre la linea classica di LCB. Questo forte cambiamento rispecchia il tuo attuale stato emotivo oppure è un cambiamento fine a se stesso che parte dal presupposto di sperimentare

Direi che è una fotografia del momento che sto attraversando a livello emotivo. Sintetizza perfettamente molte sfumature di me, non c'è nessun tipo di programmazione in quello che sto registrando adesso anzi è quanto di più affidato al caso vi sia rispetto al passato per cui se esce apparentemente e anche non apparentemente più violento vuol dire che lo è.

L'art work delle tue copertine è costituito da immagini dispotiche, spietate e retoriche. Si va da immagini di desolazione a corpi martoriati, genocidi, bambole sfigurate, oggetti fatali e preoccupanti, scene di solitudine e decadenza. Cosa fondamentalmente cerca di comunicare?

La questione artwork richiede un po' di tempo. Le uscite che vanno dal 2010 al 2012 sono state realizzate dalle etichette che le producevano, io non ho curato nulla. Dicevo a chi si è occupava di questo lasciatevi ispirare dalla musica, scegliete voi; le precedenti erano più omaggi a un tipo d'apparato visivo anni '80 dell' industrial mentre quelle di adesso le curo io, le foto le faccio io personalmente c'è uno stretto legame autobiografico tra ciò che faccio in musica e ciò che collego in video e foto, sono immagini consequenziali che nascono da ciò che leggo, da ciò che vedo nei film, un mio microcosmo interiore non credo di voler sostanzialmente comunicare qualcosa di specifico se non qualcosa di mio in maniera didascalica.

So che sei un cultore degli oggetti. Possiede una marea di giocattoli che continua ad acquistare, ma non solo … Qual'è la tua "poetica dell' oggetto"?

Il legame che ho con gli oggetti è da ripescare un po' nell'infanzia, una sorta di rievocazione mia personale intima, non credo di avere una poetica dell'oggetto,non sono né Antonioni né Cavallone, come dice il fotografo nel Film "Blue Movie" - " mi piacciono gli oggetti perchè la loro superficie mi trasmette sicurezza" , mi piace anche il potere evocativo che hanno. Da un oggetto non ci si aspetta nulla di diverso da quello che tu gli attribuisci. Altera il mio stato emotivo esattamente come io lo voglio alterare.

Le donne. Carnefici o vittime? Oggetti o soggetti?

Entrambi

Quanto hanno influenzato artisticamente parlando le donne nella sua carriera con LCB? Questo senso di ripugnanza nei confronti del sesso femminile che si evince da immagini, parole e scelte filmistiche a cui s'ispira e che hanno come grado assoluto l'asservimento e il dominio maschile rispecchiano in qualche modo la sua esistenza e il suo rapporto con le donne?

Non credo di aver un senso di ripugnanza nei confronti del femminile. Quello che esce dalle mie immagini o dalla musica che faccio è strettamente legato da ciò che ho visto, ciò che ho letto e filtrato nella mia esperienza personale. L'asservimento può nascondere l'accondiscendenza. Non credo esista un reale asservimento né una reale esigenza a farsi dominare. Nella mia intimità tutto è dettato da giochi di ruoli personali, o comunque da un dialogo tra uomo e donna un po' come il dialogo di cui parla Marlon Brando in Ultimo tango a Parigi: - tutto ciò che importante tra un uomo e una donna è l'uomo la donna una stanza.

Tornando a domande un po' più tranquille, cosa pensa invece della carrellata di progetti Power eletronics/industrial contemporanei?

Negli ultimi 10 anni c'è moltissima roba di buona qualità e moltissima meno. Di emergenti, come anche il mio progetto, penso il peggio possibile. Sono pochi i progetti emergenti proponibili si contano su una sola mano. Nomi esteri e mondiali invece: Maurizio Bianchi, Laibach ,Whitehouse Sutclife, Jugendm emergenti stimo moltissimo Decreto K ,I.M.D.P., Nekrofellatio, gruppi di amici come Autocancrena, Wertham qualcosa di Urna, Splinter vs Stalin, Fecalove, Tsidmz dove parteciperò a un suo disco. Sono tanti ma allo stesso tempo pochi.

Novità e avanguardia. Crede in questo binomio?

No. Non esiste più né novità né avanguardia. Chi pensa di creare , di essere avanguardista mente a se stesso. Tutto ciò d'importante e di valido doveva essere detto e fatto è stato detto è fatto credo nella ripresa di certi stili, nell'interpretazione e nella personalizzazione ma non credo che ci sia qualcosa di nuovo d' avanguardistico ;non sono conservatore è che non vedo la novità . Sperimento su me stesso nel momento in cui io faccio un pezzo vedo dove posso arrivare ma non parto mai dal presupposto di fare un suono sperimentale rispetto a suoni già creati anzi ciò che faccio io è uguale a ciò che è stato fatto solo che a me piace quella roba là e se viene leggermente simile ben venga. La mia è sempre una scelta inconscia.


INTERVISTA VOX EMPIREA

1) L'odierno spazio interviste di Vox Empirea ospita "G", titolare del progetto Le Cose Bianche. Sei il benvenuto! Grazie mille a voi per farmi entrare fra le vostre pagine e dare così voce al mio progetto.

2) Ho già descritto molto del tuo profilo artistico nella recensione riguardante l'album "Parabused", tuttavia credo sia doveroso approfondire un aspetto tipico di chi, come te, ha trasfigurato gli iniziali fondamenti stilistici in altri musicalmente opposti. L'industrial/power-noise/power-electronics è il dogma sul quale si basa dal 2008 lo stile della creatura Le Cose Bianche, così differente dalle primarie tendenze da te intraprese anni addietro: più che il cambiamento in sè, vorrei mi spiegassi come si riesca ad interpretare con la medesima passione ed efficacia un synthetic-sound astratto come quello attuale e la fisicità di moduli rock-blues, drum'n bass e trip hop come quelli concepiti in passato... Una piccola risposta è insita nella tua domanda. Ovvero è proprio la passione a cui aggiungerei una certa urgenza espressiva ad avermi permesso di approcciarmi con assoluta naturalezza ad entrambe le realtà musicali di cui parli. Questi sono senz'altro gli ingredienti chiave. A dire la verità non ho mai vissuto un vero e proprio cambiamento, il passaggio da un certo tipo di emisfero musicale ad un altro è stato assolutamente indolore e anche conseguenziale. L.C.B. è nato parallelamente al mio precedente progetto Malameccanica, qualche mese dopo la fondazione di quest'ultimo. Lo vivevo in una dimensione privata, neanche facevo ascoltare i miei primi brani ai componenti della band. Era come entrare in una stanza confinando la confusione della festa nell'altra sala. Molte delle sonorità che sto seguendo adesso con L.C.B. le vivevo già privatamente al di fuori del mondo trip hop - ambient nel quale ero calato. Ascoltavo diverse cose industriali e power noise che inevitabilmente andavano a influenzare il mio approccio con Malameccanica, molti brani, soprattutto quelli nati fra il 2009 e il 2010, biennio nel quale L.C.B. andava consolidandosi, presentavano dei forti connotati industriali, mischiati a soluzioni sonore piu melodiche. In quel periodo eravamo in quattro a registrare ed ognuno di noi portava un bagaglio musicale assolutamente diverso l'uno dall'altro. C'era chi veniva dal blues, chi dalla downtempo, chi come me oscillava fra un certo piglio rock e una morbosa curiosita verso realta musicali deviate, chi faceva addirittura il dj. Le idee scorrevano, anche troppo, e a volte qualcuno doveva, nel bene o nel male, dare una direzione a queste idee. Spesso questo qualcuno ero io e orientavo il tutto verso sfumature più oscure, le stesse che stavo vivendo nei momenti liberi con L.C.B. Queste tinte venivano successivamente ridistribuite in funzione del progetto e veniva fuori questo suono un pò Cabaret Voltaire, un pò Tricky, un pò Massimo volume per via dello spoken word. Anche se in realtà più che a Clementi guardavo a soluzioni vocali diverse. Mi piaceva l'idea di usare la voce in italiano ma con una resa piu vicina al sussurrato di Tricky, allo strano cantato di Blixa, al perverso declamare di Tomkins. Il passaggio per cui è stato assolutamente indolore.

3) La tua musica sgorga dalle apparecchiature riflettendo il vortice di pensieri e di tormenti creati dalla tua mente, ulteriormente ispirati da una particolare selezione di letture ed opere cinematografiche. La radicale manipolazione del suono elettronico che concretizzi può quindi prendere forma autonoma manifestandosi sotto forma di un'animata e tangibile espressione di ciò che l'encefalo genera tra le sue intricate spirali: teorema interessante... In teoria dovrebbe essere sempre così, qualunque musica uno faccia, in qualunque forma di arte uno si addentri. Sicuramente per me funziona così. Non solo musicalmente ma anche nelle foto e negli artwork che vado a sviluppare. Ho delle tematiche, delle influenze cinematografiche e letterarie, delle ossessioni, delle morbosità, dei lati oscuri come chiunque altro su questa terra. Ho solo scelto un modo (anche più di uno) per veicolare tutto questo, in maniera oltranzista sicuramente, senza troppi compromessi, ma di fondo onesto. E' un modo per dialogare soprattutto con me stesso e per tenere lontani dalla vita di tutti i giorni alcuni lati di me. Solo che non ci riesco sempre. Ma questo è un altro discorso. Non c'è differenza alcuna tra ciò che faccio e ciò che sono. Non c'è nessun personaggio. L'unica cosa che va sottolineata è che ciò che faccio non è tutto quello che sono. A volte c'è qualcosa di meglio. A volte proprio per niente.

4) Inoltre, come e perchè è avvenuta la scissione da metriche eteree come quelle originate dal tuo precedente progetto Malameccanica per giungere a quelle più tenebrose, sovrabbondanti di non-melodie e distorsioni contenute nel tuo odierno registro? Il taglio con il passato è stato netto oppure conservi nel tuo stile qualche detrito proveniente dagli esordi? Come ti dicevo sopra il passaggio di testimone è stato naturale. Certo, ci sono state anche delle cause umane e temporali che hanno avvantaggiato il tutto. Il progetto Malameccanica stava spegnendosi, dissesti umani, piccole incomprensioni, persone che si orientavano altrove, io che non avevo più alcuna volontà nè interesse a fare da collante, assorbito da situazioni di vita personali che mi spingevano lontano dalla musica e nei pochi momenti liberi l'unica musica che mi parlava di me era la "non-musica". Va anche detto che Malameccanica muore nel 2011 ed erano gia tre anni che andavo manipolando suoni industriali nel silenzio dei miei pomeriggi. c'era già una coesistenza concreta delle due realtà. Quando Malameccanica è stato sepolto non ho fatto altro che concentrarmi con maggiore carnalità su L.C.B. Il taglio con il passato a onor del vero non è stato netto. Oggi, nel 2013 così come nel 2012, posso definirlo netto, ma fra il 2009 e il 2011 no. Molti dei primi dischi avevano suggestioni trip-hop. Perchè? Primo perchè alcune label dell'epoca li volevano esattamente così, avevano apprezzato Malameccanica e cercavano qualcosa di simile, secondo la strumentazione. Facevo un uso costante di digitale e di strumenti canonici come il basso elettrico. Il modus compositivo era simile al precedente, lunghe sessioni di live electronics con pesanti ore di post produzione. L'unico taglio fu con la voce che eliminai subito, ero convinto fosse la via perfetta per allontanarmi da certe dinamiche, era solo la via più semplice. Con il passare degli anni la vera rivoluzione che ha portato al cambiamento l'ho avuta dentro di me, poi sulla strumentazione, modificandola radicalmente, ed ancora reintegrando l'uso della voce e del parlato con testi ancora più autobiografici. Mi rendo conto solo oggi di come la vita che ho condotto e che conduco sia inevitabilmente l'unico ingrediente in grado di condizionare ciò che vado a proporre. Non ho alcuna via di scampo. E non ne voglio cercare una.

5) Su quali specificità concettuali si fonda quindi il disegno Le Cose Bianche? A quale platea d'ascolto l'hai rivolto? Sarò sincero: a me stesso. "Io non faccio sogni su nessuno tranne che su me stesso". E' una frase di una canzone non mia che da anni mi porto dietro. Ad oggi non ne trovo una più adatta. C'è tanta gente che fa musica per tutti, c'è tanta gente convinta di riuscire a fare musica per tutti. C'è tantissima gente che dice di fare musica solo per una propria spinta personale e poi mendica live e recensioni e consensi. Bastano loro. Faccio un pezzo, lo ascolto. Mi piace? Funziona. Non mi piace? Non funziona. Questo è l'unico metro di giudizio. Non sono però un tipo autorefenziale, per cui anche io ho chiesto e ottenuto consigli e pareri sia da persone con un certo peso specifico nell'ambiente, sia da bocche i cui consigli erano pregnanti anche durante le mie giornate. L'importante poi è stato riuscire a liberarmi di questi suggerimenti, amalgamandoli fino a farli svanire con quella che è la mia visione d'insieme. Solo io posso sapere veramente che cosa voglio da ciò che faccio. Specificità concettuali? Credo l'unica tematica onnipresente in ogni cosa che ho fatto è quella sul corpo. E soprattutto il predominio che ha la mente su quest'ultimo e a scapito di quest'ultimo.

6) Si parla di te come un alchimista capace di creare sonorità qualitativamente e strutturalmente superiori alla maggior parte degli artisti attigui al tuo genere, e ciò grazie ad una comprovata capacità esecutiva unita alla volontà di spingersi oltre le convenzioni, sperimentando sonorità anche estreme. Attraverso quali criteri si è sviluppata ed è accresciuta nel tempo questa tua attitudine, da "Modern Holocaust" fino ad oggi? Se dicono questo di me, mi sento lunsingato. Non sono mai stato troppo dietro a queste cose. Per un breve lasso di tempo, durante questo ultimo anno, ho commesso l'imperdonabile errore di tendere l'orecchio. E ciò che ho sentito, tipico di un paese come l'Italia, sono solo discorsi da buco della serratura. Sterili punture d'ape. Dico imperdonabile perchè in cinque anni mi sono sempre tenuto ben distante da certi tipi di dialoghi con gli altri, soprattutto con i "colleghi" e con me stesso in relazione a loro, tenendo d'occhio giusto qualche recensione ben fatta, che fosse negativa o non. Poi mi sono accorto che stavo solamente perdendo tempo e molte delle voci sibilline provenivano da artisti, come dici tu, a me attigui, la cui unica e concreta capacità stava nel non riuscire a fare nulla di interessante. E ad oggi continuano a non fare assolutamente nulla di interessante. Per mia fortuna non soffro di delirii di onnipotenza con cui autoconvincermi di poter realizzare materiale assolutamente innovativo e sperimentale. Io faccio quello che voglio fare perchè è la sola cosa che so fare. E se quello che voglio fare è già stato fatto tanto meglio. Se quello che sto facendo è già stato fatto con risultati migliori dei miei, meglio ancora. Almeno ho dei punti di riferimento concreti con cui confrontarmi e non piccole parocchie di paese dove il prete dice ciò che è giusto o sbagliato e dove la più santa di tutte batte alla sera in casa. I criteri? l'unico criterio è stato quello di seguire la strada che potesse farmi avvicinare ancora di più a me stesso. L'accrescimento, da un punto di vista sonoro, vero e proprio me lo hanno dato le "macchine", non mi stancherò mai di ripetere quanto il passaggio all'analogico abbia reso L.C.B. quello che, nel bene o nel male, è.

7) In un'epoca in cui l'utilizzo di strumentazioni digitali è sempre più preponderante, sapere di artisti i quali, come te, scelgono per le loro crezioni la via analogica è quantomeno insolito... Non sono il solo. Per fortuna. Analogico e digitale. Lamborghini-Ferrari. Coca-Pepsi. Bionde e brune. Sono filosofie, scuole di pensiero, strade parallelle. Devi solo scegliere ed io l'ho fatto. Come ho fatto? Semplice. Ascoltavo, ed ascolto ancora oggi, MB, Mauthausen Orchestra, Atrax Morgue, Ramleh, Sutcliffe Jugend, adoravo quei suoni. Mi sono semplicemente limitato ad approfondire l'aspetto tecnico di ciascuno progetto. E scavando l'aggettivo anacronistico analogico era ovunque. Così ho venduto molto di ciò che avevo mi sono preso un sintetizzatore full analog, vecchi e desueti pedali analogici grossi come dei tamper, ho attaccato il tutto e ho premuto REC. Anche la linea compositiva è mutata attraverso un rigore quasi filologico. Tutto nasce in una sorta di "buona la prima". Nessuna sovraincisione se non per qualche campione di film o linea vocale, nessuna compressione, una post produzione carezzevole. Ciò che avviene nel momento preciso in cui premo e REC e nel momento in cui spengo le macchine è e sarà il brano che andrò ad esportare. A breve darò ancora maggior rigore al tutto registrando direttamente su nastro. Certo la strumentazione analogica ha dei limiti. Ma ha un pregio immenso: ti spinge a trasformare questi limiti in qualcos'altro, a volte questo qualcos'altro si chiama stile.

8) Cosa ha significato per te la collaborazione con un fuoriclasse come Maurizio Bianchi? Quanto applichi attualmente oggi nel tuo sound dei suoi insegnamenti? E' stato il coronamento di un sogno. Quando uno come Maurizio ascolta le tue tracce e ti dice: OK! significa che qualcosa di buono forse lo hai davvero fatto. Maurizio Bianchi per me è sempre stato un padre putativo, un maestro, ancora prima di intavolare con lui un dialogo. Neuro Habitat e Symphony for a Genocide sono stati i primi dischi industrial che ho ascoltato. I più formativi. C'è tutto là dentro. In questi mesi ho letto cose vergognose su MB. Frasi disgustose ed inumane sul suo operato. Provenienti da bocche totalmente sconnesse con l'encefalo. Gente del settore la cui superbia va di pari passo con la loro tremenda frustrazione di non aver sostanzialmente concluso un cazzo nella loro vita musicale. Trovo tutto ciò tremendamente orribile e disgustoso. Tornando alla collaborazione di prossima uscita, essa consiste in uno split. Un doppio cd dal titolo "Zyklusters-Structural Session". Al mastering fra le altre cose ha contribuito un signore come Siegmar Fricke. Le tracce sono state selezionate da Maurizio e per me da un punto di vista compositivo è stato un traguardo importante. Per quanto l'umanità e la gentilezza di MB siano fuori dal comune non è certo tipo da non far capire cosa vuole o comunque cosa si aspetta da chi ha davanti. Ho impiegato più tempo del solito nello sviluppo dei pezzi, sentivo un pò il "peso" della cosa. Ne sono uscite composizioni che mi hanno personalmente sbalordito. Tra le mie cose migliori non v'è dubbio. Sullo split in rete ho letto una frase di M.B. che dice: - Non voglio dire molto sulla collaborazione con L.C.B. i brani che abbiamo fatto parleranno per noi - . Puro Vangelo. Da un punto di vista sonoro ho cercato di rimanere fedele al mio stile (ne ho uno?) mitigandolo con le atmosfere dei brani di Maurizio e con le tematiche del concept. Una cosa va comunque detta: il suono di M.B. è impossibile da ricreare. Nemmeno se ti metti a tavolino e passi 24 ore al giorno a provarci. Ha un qualcosa che nessuno avrà mai. Da un punto di vista umano Maurizio ha una dote, fra le molte, che non possiedo, ma mi sto allenando: sa sempre cosa dire e sa dirlo in pochissime parole. Un mentore. La nostra collaborazione, che nel corso di quesi mesi si è tramutata in un vero rapporto umano, avrà un seguito che mi vedrà impegnato in veste produttiva.

9) In funzione di quali elementi possono variare le tempistiche di concepimento/realizzazione di ogni singola traccia che componi? Sono essenzialmente due: i miei terremoti interiori ed il tempo. Se queste due componenti mi sono favorevoli posso anche registrare sei brani in un ora. In caso contrario possono passare sei settimane senza che io metta mano al synth. A meno che non abbia scadenze precise, in questo caso mi approccio in modo più, diciamo, professionale e meno interiorizzato. Ma nonostante ciò so sempre che tipo di brano andrò a creare. Se sarà un omaggio a qualche film, se sarà un brano su cui adagerò sopra una linea vocale oppurre se sarà un lungo e violento percorso sonoro di venti minuti. Anche qui, come già detto, è spesso la mia mente ad avere il predominio sul corpo. 10) Le tue musiche esprimono incisivamente un universo interiore colmo di irrequietezza ed a tratti allucinato, così come gli stati emozionali che trasmetti sono vividi e svolgono un ruolo fondamentale nella stesura del sound. Le immagini che associ alle acustiche richiamano esplicite sensazioni di violenza, deturpazione fisica e psichica, oltre ad una visione realisticamente cinica del mondo esterno. All'interno della tua mente, e quindi dell'anima stessa di Le Cose Bianche, non esisterà mai spazio per momenti di serenità? L.C.B. è per costituzione un contenitore di zone d'ombra. In esso confluiscono quasi esclusivamente gli aspetti più complessi della mia esistenza. Ma è anche un luogo "giocoso" (per me lo è) dove posso far scivolare un pò di sana provocazione e un pizzico di quel gusto estremo che tanto amo e che vado a ricercare in certe pellicole o in alcuni immaginari visivi. L.C.B. è il buon vecchio e caro "tema libero" che davano a scuola. Ma privo di qualunque forma di buonismo. Non rispecchia ciò che sono completamente. La serenità me la respiro altrove. Vero è che quando registro sono quasi sempre molto sereno. E se non lo sono, lo divento mentre improvviso.

11) Il circuito industrial/power-noise/power-electronics che rappresenti è in costante espansione, tuttavia reputo troppi dei suoi epigoni nazionali ed internazionali come fenomeni transitori o scarsamente in grado di comunicare messaggi concreti. Concordi con questa mia osservazione? In parte. Tu, giustamente, sei molto più diplomatico di me. Io non ho molte lodi da elargire alla maggior parte della scena a me coeva. A me basterebbe sentire qualcosa di valido a prescindere dal messaggio che c'è sotto, in fin dei conti neanche io comunico molto, parlo solo e sempre di me, al massimo di alcuni lati dello scibile umano ma sempre mediati dalla mia esperienza diretta. Ma è l'unica cosa che so fare. E religione, Satana, Cristo, e politica non mi interessano affatto. Il punto che di realtà valide per il sottoscritto ce ne sono davvero poche. E anche io non mi ritengo alcun che. Troppi teatri dell'assurdo, facile esibizionismo, iconografie desuete e sovrasfruttate, urla prive di senso, suoni privi di dinamiche, progetti grafici inesistenti, inni a morte e nichilismo qualunquista e spesso tutto viene vissuto con una curiosa spocchia intellettualistica e con una imbarazzante autoconvizione unita ad ancora più imbarazzanti manie di protagonismo. I progetti nazionali coevi che stimo davvero ho la fortuna e l'onore di averli fra le mie conoscenze strette. Con alcuni ho collaborato, con altri lo farò. Il resto è materia sonora che a me non interessa. Qualche nome sparso e a caso? TSIDMZ, Wertham, Urna, Uncodified, Molestia Auricularum, M.D.T., A Happy Death, E-Aktion; ovviamente sto citando realtà più o meno contemporanee ed emergenti. Altrimenti nella lista dovrei inserire MB, Laxative Souls, Eraldo Bernocchi e altri. Preferisco non sviscerare l'aspetto estero più di tanto, di emergente mi piace poco o nulla, e di consolidati i nomi sono quelli che ripeto da sempre. Tornando in Italia stimo molto Corpoparassita, SantAgostino, Deison, Splinter vs Stalin, ma le nostre strade non si sono mai incontrate. Sicuramente ci sono altri nomi ma adesso non me ne vengono.

12) Le Cose Bianche è una crisalide contenente un embrione destinato ad evolversi in futuro in qualche altra forma sonica, oppure reputi il tuo progetto l'unica ed ultima identità alla quale affidare musicalmente la tua introspezione? Musicalmente morirò con L.C.B. e quando avverrà me ne starò a suonare in cuffia il basso su brani di Nick Cave e Morrissey. Niente teatrini ridicoli-involontari da ultima spiaggia. Non sono interessato a nessun tipo di sviluppo, al massimo la musicazione di un lungometraggio (mi piacerebbe), o progetto parallelo. Nè tantomeno eventuali duo synth-noise aggregativi che trovo insopportabili. Nessun collettivo. Al momento l'unico futuro che mi interessa è il mio presente. Il 2014 dista da me almeno 25 anni. L'unico futuro sarà il compimento degli impegni presi durante questo 2013, sia con L.C.B., che con alcune produzioni che mi sto accingendo ad iniziare. Potrebbero ancora esserci cose molto interessanti.

13) Giungendo ai saluti, ringrazio Gio per la sua cordialità nonchè per aver illustrato ancor più nitidamente il suo progetto ai lettori di Vox Empirea. Come tradizione, ti chiedo di rivolgere ad essi un tuo personale e significativo pensiero... Inazitutto Grazie a Voi. Non sono un capo carismatico e non sono persona interessata a fare proseliti. Posso solo dire: provate a fare l'opposto di ciò che ho fatto io fino ad ora, magari le cose vi andranno meglio. Ma abbiate sempre il buongusto di restare coerenti. Un individuo senza coerenza è come una pistola caricata a salve. Può fare tanto rumore ma non farà mai male ad anima viva.


INTERVISTA DARK ROOM MAGAZINE

Talvolta nascono progetti musicali che si sviluppano da pulsioni diverse, grazie all'incontro di suoni e stili anche contrastanti. È il caso dei (artisticamente) giovani Malameccanica, di cui potete leggere la recensione del full-lenght d'esordio nelle pagine di DARKROOM Magazine. Nelle creazioni di questa band le ritmiche trip-hop si fondono ad atmosfere tipicamente oscure, mentre sopraggiungono in più momenti ondate di materia industrial, dub, chillout: una mescolanza di generi che funge da piattaforma per dei testi inquietanti, frutto di vita vissuta. Oltre a questo c'è il lato visivo, così fondamentale per l'ensemble aretino da aggiungere nel proprio lavoro ben cinque videoclip che commentano perfettamente le paure e gli orrori recitati dal vocalist Giò, persona tanto cordiale quanto interessante, che ha risposto qui di seguito alle nostre domande. Anzitutto, complimenti per il vostro nuovo lavoro. Vorresti spiegarci come ha avuto inizio il progetto Malameccanica e quali vostre esigenze personali hanno spinto affinchè esso nascesse? "Grazie mille per i complimenti, per i vostri apprezzamenti e soprattutto per averci offerto l'opportunità di parlare un po' di noi. Il progetto è nato ormai due anni fa, in maniera assolutamente spontanea e genuina. È il frutto dell'amicizia mia con Pietro. Lui con un passato di Dj spalle, io con i miei 14 anni di basso elettrico alle spalle e varie e saltuarie militanze in gruppi locali. Una sera ci siamo ritrovati ad ascoltare il CD "Stanza 218" degli El Muniria in macchina, per puro caso: io in quel periodo ero veramente stanco della musica, avevo da poco interrotto la mia ennesima permanenza come bassista in un gruppo e non avevo alcun interesse a trovare un'altra band, in giro c'era davvero poco che attirasse la mia attenzione, ero stanco di certa musica e soprattutto di un certo approccio alla musica. Mentre parlavo a Pietro proprio di questo, alle prime pulsazioni di synth del brano "Santo" mi si è letteralmente aperto un mondo. - Questo è quello che mi piacerebbe fare! - Il connubio fra elettronica di varie estrazioni, innesti ambientali, groove e blues che si respirava nel disco degli El Muniria fu, e lo è tutt'ora, assolutamente sorprendente. Perfetto e raffinato amalgama fra modulazioni e testo con una impostazione quasi lirica. Pietro è da sempre un grande appassionato di ambient, trip-hop, dub, e ha colto subito la palla al balzo. Non volevamo essere dei cloni, né riprodurre pedissequamente le loro dinamiche, ma volevamo che il loro lavoro fosse per noi l'incipit per trovare una nostra dimensione, un habitat dignitoso nonostante la nostra non professionalità. Abbiamo iniziato in maniera del tutto ipotetica ed embrionale a progettare un'eventuale messa in opera. Sinceramente nessuno dei due credeva davvero che la cosa si sarebbe concretizzata fino a questo punto, sembrava solo una momentanea esternazione in un sabato qualunque, una passeggera, seppur cristallina, volontà di condividere qualcosa assieme e allo stesso tempo anche un tentativo onesto di dare una svolta alle monotone serate che da un po' di tempo Arezzo ci riservava. Ed invece... Così, un passo alla volta, abbiamo dato forma e connotati al progetto, abbiamo delineato un primo percorso e con santa pazienza abbiamo iniziato a lavorare alle primissime basi, ai primi looppettini casalinghi, archiviando man mano ciò che veniva fuori nelle sessioni pomeridiane a casa mia. Leggevo a Pietro le cose che ormai da anni scrivevo nelle mie moleskine ed insieme selezionavamo quei testi che potevano essere funzionali alle ritmiche e alle atmosfere che stavamo realizzando. E ne abbiamo scartati non pochi. Erano i primi di Giugno, ci sono voluti ben quattro mesi prima di realizzare un brano con una propria spina dorsale. Solo successivamente si è aggiunto un batterista, poi fuoriuscito dal progetto, e Andrea alla chitarra. C'erano molto entusiasmo e volontà ed è stato un bene, perché le difficoltà iniziali erano davvero altrettante.

Parliamo un pò di queste difficoltà, magari soffermandoci solo sulle più significative... "Innanzitutto 'iniziare' era la vera difficoltà. Da dove cominciare? Può sembrare banale, ma non lo è. In passato avevamo avuto esperienze di tipo compositivo, scrittura di un testo, strutturare un brano in forma canzone, provare ad arrangiarlo. Ma stavolta l'approccio non era esattamente simile, e non poteva essere lo stesso. Per cui la prima cosa che abbiamo fatto è stata studiare i brani altrui, cercare di capire come disponevano i tappeti, come costruivano le basi etc. Tanti ascolti, in aggiunta a quelli che già avevamo, con molta pazienza e umiltà. Poi piano piano ci siamo ulteriormente documentati sui programmi di editing e di composizione più adatti. Sia io che Pietro ne avevamo alcuni, ma la tecnologia in questo campo ultimamente è davvero progredita, ed un aggiornamento era assolutamente doveroso. Come quando si scrive un saggio o una tesi, la prima parte del nostro lavoro è stata di ricerca nella filiera, d'archivio, per usare un termine più evocativo o esemplificativo. Forse anche la più noiosa, ma indispensabile. Successivamente abbiamo iniziato, un passo alla volta. Inciampando, come è giusto che sia, tenendo duro come chiunque dovrebbe fare."

Cosa significa il nome Malameccanica e perché lo avete scelto? "Il nome è stato un altro punto sul quale ci siamo soffermati a lungo. Non ne trovavamo uno giusto. Per vari motivi. Ne uscivano di altisonanti, di banali, d'incongrui. Entrambi volevamo un qualcosa che legasse i contenuti (i testi) con il supporto (synth, loopstation etc.). Volevamo che il nome fosse una sintesi concreta del progetto. Una mattina, mentre leggevo una brochure sulla biennale di Venezia, il mio sguardo si è sofferto sul termine "Meccaniche" all'interno del testo. L'ho subito portato al singolare, "meccanica". Mi piaceva molto questa parola, aveva in sé molti significati, poteva essere un buon punto d'inizio da cui partire per ricavare un nome. Inoltre rispecchiava in toto l'aspetto sintetico di alcune nostre strumentazioni, di alcuni nostri suoni. Più tardi si è aggiunto "Mala": stavo scrivendo due righe, non era un momento sereno ed è uscito un verso assolutamente insano. Tetro. Oscuro. Malato, se vuoi. Ho pensato che in fondo i miei testi spesso descrivono esperienze di disagio profondo, di sofferenza, della difficile accettazione di sé stessi e da parte degli altri. "Mala" sembrava racchiudere in sé questa essenza del mio modo di scrivere. Ho unito i due termini, l'ho proposto a Pietro, poi ad Andrea. Hanno accolto subito e di buon grado. A ripensarci oggi, non avremmo potuto trovarne di migliori. Suona ancora perfetto."

Quali sono i modelli musicali a cui vi siete ispirati? I vostri suoni si rifanno al trip-hop ma hanno un approccio più cupo, quasi a creare atmosfere fumose e notturne... "Come vi dicevo la spinta ce l'hanno data gli El Muniria, del resto sono stati i soli in Italia a fondere testo recitato, trip-hop ed ambient a livelli così alti. Hanno aperto una strada che noi abbiamo preso. Dopo esserci incamminati, non abbiamo fatto altro che portare con noi il bagaglio di esperienze e ascolti musicali che avevamo fino ad allora accumulato con grande umiltà. Pietro è un Dj, ama profondamente i Portishead, Moby, i Massive Attack, Tricky, gruppi formativi anche per me, nonostante io venga da esperienze musicali legate essenzialmente al dark e, in ambito di elettronica, fortemente radicate nel genere industrial-noise (Einstürzende Neubauten, Maurizio Bianchi etc.). Andrea, che si è unito a noi solo successivamente, viene dal blues, dal rock. Ognuno di noi ha portato nel progetto un pò di sè stesso. Le atmosfere che citate sono figlie, oltre che di questo milkshake, anche delle primissime sperimentazioni sonore che la storia ricordi (Russolo, Grosso, Stockhausen e altri), di una certa letteratura (la beat generation in primis) che affiora nei miei testi, di alcuni generi cinematografici (ad esempio il bodyhorror, il surrealismo, l'erotico di sapiente fattura) per i quali nutro una passione sconfinata, se non maniacale. Sono anche eredi dirette della vita, della mia vita, del mio stare al mondo, nel bene o nel male. I Malameccanica sono nati come un contenitore, moriranno il giorno che decideremo di metterci sopra un bel coperchio. Il giorno che penseremo di non avere più nulla da imparare da nessuno o, semplicemente, il giorno che non avremo più nulla da dire."

Come detto, avete ognuno il proprio background, il che non può che arricchire la vostra proposta. È stato difficile trovare un punto d'incontro fra voi a livello di influenze e di scelte sonore? "Non eccessivamente. Anche perché, quando io e Pietro abbiamo iniziato a cercare altri elementi da portare nel progetto, avevamo abbastanza chiaro nel bene e nel male il tipo di sound che volevamo. Avevamo delle linee guida a cui successivamente tutti quelli che hanno suonato con noi si sono adeguati inevitabilmente e con spirito. Sicuramente il comune denominatore è stato ed è tutt'ora il verbo 'sperimentare', anche Andrea è stato subito entusiasta e curioso di trovare strade meno convenzionali per i riff di chitarra. Usare un numero maggiore di pedali, combinarli fra loro, modulare il tutto."

La vostra è una musica fatta di strumenti e di macchine, di passato e modernità. Come sviluppate tecnicamente i brani? "I brani, generalmente, nascono da improvvisazioni e sperimentazioni fatte in studio alle quali successivamente diamo un senso. Io e Pietro ci troviamo e accendiamo le nostre loop station, sistemiamo vari pedalini per terra, settiamo i programmi che ci servono nei notebook ed iniziamo. Molto liberamente, cercando una struttura su cui si possano poi reggere gli altri strumenti. A volte invece capita che un determinato campione colga il nostro interesse, ed allora partiamo da esso sviluppando una trama sonora. Una volta ottenuta la prima ossatura di un pezzo, registriamo il tutto, lo importiamo sul pc ed iniziamo ad arricchirlo inserendo ambienti e campionamenti. Preparare il tappeto iniziale ci porta via, a dire il vero, molto tempo, benché sia una delle cose che in ambito di pre-produzione ci diverte maggiormente. È un modus operandi libero, anarchico, oltranzista. Le tappe successive sono più logiche. Contare gli ottavi, preparare il loop di basso da inserire, dare il giusto groove al pezzo, strutturarlo in maniera tale che ai nostri occhi e soprattutto alle nostre orecchie siano ben distinguibili in fase di registrazione la strofa, il ritornello, il break, la chiusa, tutti momenti fondamentali, ma che presentano un margine di improvvisazione praticamente nullo. Fatto ciò entrano in gioco le chitarre di Andrea, la slide ed infine la voce, che come sempre si rivela il momento della registrazione più complesso e l'elemento più delicato da inserire, vuoi per il non sempre scontato connubio musica-recitato, vuoi per l'interpretazione vocale. Sin dall'inizio ho voluto evitare di essere il Clementi dei poveri, non volevo recitare come lui, mi ci sono voluti non pochi tentativi per trovare una chiave interpretativa personale."

A proposito di questa tua ultima affermazione, in cosa pensi si distingua il tuo modo di recitare i testi rispetto agli altri gruppi che si avvalgono di tale formula? "Rispetto a Clementi direi l'impostazione della voce, la timbrica. Il suo è un mix fra urlato e declamato, io cerco di mantenermi su binari vicini al sussurrato, al taglio della voce, talvolta sporco, ai sospiri, al biascicare, al deglutire: nonostante tutto è una voce piuttosto vera, ed esclusi alcuni eccessi voluti è di fatto la voce che ho io se mi metto a sussurrare dopo un paio di toscani a tarda serata. Volevo comunque che il timbro avesse un che di rarefatto, qualcosa di associabile al sogno, alle voci che si percepiscono nei sogni, o almeno quelle che percepisco io talvolta. Quanto agli Offlaga Disco Pax, eh, loro si rifanno molto a Ferretti, trovo il loro spoken-word molto meno intimista ed interiorizzato sia rispetto a quello di Emidio, sia rispetto a quello che cerco di proporre io."

Perché avete scelto il titolo "Le Pornographe" per il vostro nuovo lavoro? Chi sarebbe il pornografo a cui fate riferimento? E come si ricollega l'artwork al titolo? "Il titolo del disco "Le Pornographe" non deriva dalla canzone di Brassens, né tantomeno si rifà al disco "Pornography" dei Cure. L'ho preso da un film, "Le Pornographe", appunto. Uno splendido film del 2001 di Bertrand Bonello, passato pressoché inosservato. Narra la storia di un regista, un autore se vogliamo, di film hard-erotici, intellettuali e libertari negli anni Settanta, il quale fatica non poco ad adattarsi al modo di girare squallido e mercificante del presente. Un uomo tristemente malinconico che inevitabilmente sarà sconfitto dall'industria e dal mercato fagocitante, che mastica senza digerire fino a vomitare tutto di fuori. Mi sembrava la perfetta metafora degli anni che stiamo vivendo. Molto spesso mi sono ritrovato a vedere le cose intorno a me con gli stessi occhi del protagonista del film. Molto spesso mi sono sentito inadeguato in una società dove tutto è e deve essere merce, pertanto con un prezzo fatturabile, una società che non tollera difetti di fabbrica, che non vede retribuzione nella poesia, nè tantomeno nella cultura, una società spersonalizzante dove il diverso è colui che pensa. Non sto dicendo nulla di nuovo: Orwell prima, Pasolini poi, hanno già affrontato questi temi molto meglio di me, con sorprendente lucidità e con risultati tristemente veritieri e lungimiranti. Il disco in buona parte parla proprio di questo, filtrato attraverso la mia esigua esperienza, la mia soggettività. Nell'artwork si possono distinguere due immagini. La prima, in copertina, mostra in bianco e nero una sagoma di un uomo alle prese con un vecchio proiettore dei primi anni Sessanta, la seconda un individuo, che poi sarei io, con in mano una vecchia superotto. Entrambi simbolo di un modo di fare cinema sporco e 'contro', ma allo stesso tempo veritiero, onesto, pulsante e vivido. Si ricollega se vuoi alle prime proiezioni pornografiche alte di Radley Metzger, a certe sfumature di "Blue Nude" di Scattini, un modo di mostrare il corpo e la sua inevitabile riduzione ad oggetto. Potrei citare anche Deodato, ma rischiamo di sconfinare."

"Una società spersonalizzante dove il diverso è colui che pensa", tutto tristemente vero. Secondo te, come siamo arrivati a questo punto? Pensi ci sia ancora spazio per una 'rivoluzione culturale' che ribalti questa triste situazione? "Non te lo so dire. Me lo auguro, la mia è una natura pessimistica, per cui sono portato sin da ora a dirti di no, ma preferisco mantenere una flebile speranza. Come ci siamo arrivati? Perdita di valori, pigrizia nella trasmissione della conoscenza, pigrizia nel percepire, preferendo strade facili a quelle più difficili, paura di fare sacrifici, paura di essere sè stessi. Alcune delle cause potrebbero essere queste, ma detto così rischia di apparire un discorso spicciolo, ed in realtà non lo è. Anzi. Ci sono anni di storia recente alle spalle da analizzare, prima di questo attuale disfacimento sociale."

Oltre alla musica avete dato grande risalto, nel vostro primo album, anche all'aspetto visivo con i cinque videoclip del secondo CD. Come è nata l'idea di associare le immagini alla musica? "L'idea, come avrete intuito dalle risposte precedenti, è stata inevitabile. Era già nell'aria ancora prima di pensarla. In molti ci dicevano come le nostre musiche fossero inevitabilmente associabili al girato. Chi citava Lynch, chi Cronenberg e così via. Nomi troppo grossi per noi, però la visual-art non era poi così troppo distante dal nostro mondo e abbiamo voluto provare. Ovviamente non è il nostro campo, io m'intendo abbastanza di cinema, ma da qui a girare qualcosa ce ne passa. E poi girare ha dei costi, occorrono attrezzature, programmi di montaggio. Non eravamo molto forniti. Il primo video è stato "Portofolio". Un brano del nostro EP al quale, insieme a "Dal Concetto Di Martire", sono profondamente legato. Ho fatto un tentativo. Avevo alcune mie foto nel pc, alcune trattate, altre semplicemente in bianco e nero. Ho voluto montarle dando loro un senso il più logico possibile, almeno per me. Esteticamente volevo un video sporco, grezzo, pieno di fruscii e sfarfallamenti, volevo che fosse simile ad un nastro rovinato, quasi uno snuff. È piaciuto anche agli altri e lo abbiamo inserito nello space. Successivamente ho avuto la fortuna di conoscere Francesca Fratangeli e Valentina Gaglione, entrambe molto più abili di me nel fare queste cose. Francesca fa delle foto splendide e Valentina, oltre ad essere una scrittrice di discreto spessore, ha uno spiccato talento per la visual-art. Entrambe si sono innamorate del progetto, ed io ho chiesto loro se volevano provare a fare qualcosa sui nostri pezzi. Hanno accettato subito e sono nati ben quattro video. Il risultato è stato, sia per noi che per loro, sorprendente. Gli sono molto grato."

La tecnica di costruire i video a mo' di collage, unendo piccole scene o immagini vagamente correlate tra loro, ricorda un po' i primi corti surrealisti, ma anche un regista che voi stessi citate tra le vostre influenze: Alberto Cavallone. "Dunque, qui la domanda andrebbe posta anche a loro. Nel caso di "Portfolio", l'unico video che ho curato, oltre alle cose sopraccitate, vanno senza dubbio aggiunti i corti surrealisti, come giustamente notate. Io amo moltissimo Dulac e Bunuel. Quasi mi vergogno a dire che m'ispiro a loro. Credo si rotolerebbero nelle proprie tombe. Sono dei maestri. Dei geni. Detesto l'uso che facciamo oggigiorno della parola 'genio'. Basta una qualunque stronzata per gridare al capolavoro. Loro lo erano davvero e lo sono tutt'oggi, dato che, purtroppo o per fortuna, non hanno lasciato eredi. Francesca e Valentina si sono mosse liberamente. Non ho chiesto nulla, se non di fare quello che volevano. Non volevo condizionarle, e poi ero mosso fortemente dal desiderio di vedere come avrebbero interpretato i testi e come si sarebbero approcciate alle ritmiche. Quanto ad Alberto Cavallone, beh, è probabilmente il mio più grande amore, cinematograficamente parlando, insieme a Peckinpah e a Luchino Visconti. Ho tutti i film di Alberto, fatta eccezione per un paio ormai introvabili. Lui non era un genio, ma era sicuramente geniale. Fino a pochi anni fa nessuno lo conosceva, dobbiamo ringraziare Pulici e Nocturno della sua riscoperta. Fra l'altro Pulici si sta prodigando per ritrovare "Maldoror", film ispirato ai canti di Ducasse. Attendo con le dita incrociate. Vero è che "Spell" aka "Dolce Mattatoio" aka "L'Uomo La Donna E La Bestia" me lo rivedo due, tre volte l'anno. Fondamentale, almeno per me. Anche Cavallone, sia con "Spell" che con "Blue Movie", è da ricollegarsi agli altri intellettuali sopraccitati. Alberto è stato un altro che ha fortemente denunciato il triste impoverimento della società a vantaggio delle 'cose', ricorrendo a forti ma funzionali espedienti marxisti come: merce uguale merda."

Molti vi accostano ai Massimo Volume, ma esistono vari altri progetti italiani, anche molto fortunati (vedi gli Offlaga Disco Pax), che adottano il vostro medesimo stile fatto di musica e spoken-word. Vi sentite in qualche modo parte di questa scena? "Inevitabilmente sì. Sempre ammesso che ci vogliano, in questa scena. Anche se Clementi & company sono giustamente irraggiungibili. Ascolto i Massimo Volume dall'alba dei tempi. Durante il tour "Lungo I Bordi" li ho visti un paio di volte, per poi rivederli durante il tour di "Club Privè". Ricordo, come direbbe Mimì, solo "Stanze Vuote". Eravamo davvero in pochi. Di nicchia. Ed era sinonimo di vanto. Ricordo quando comprai l'album "Da Qui", il negoziante mi diede del matto: - Ma come?! Ascolti i Massimo Volume?! - Oggi le cose sono cambiate. Per fortuna. Sento gente dire: - Ho scoperto un gruppo splendido, tu di sicuro non li hai mai sentiti! I Massimo Volume! -. A me viene da ridere. Le cose cambiano davvero. Li ho rivisti per la reunion questo inverno alla Flog. Ce n'era di gente. Anche giovanissimi. Sono felice per loro. Se lo meritano. Clementi ha dato una forte impronta. Ha aperto una strada per ben due volte. Il parlato è solo un modo diverso di approcciarsi, lo aveva fatto anche Lindo Ferretti prima. Vedere che in Italia gente ha seguito le loro orme a me personalmente fa bene, per tutte quelle volte che mi sono sentito dire : - Ah, ma tu non canti! - con tono deplorevole. In molti, specialmente nelle province come la nostra, ancora sono di questa opinione, ma non è un dramma. Del resto io deploro ciò che cantano almeno quanto loro deplorano ciò che dico, l'unica cosa che rivendico è l'apertura mentale. In Italia siamo solo all'inizio. Quanto agli Ofllaga Disco Pax, non ci crederete, ma ho sentito solo un loro brano cinque giorni fa. Non saprei darvi un'opinione su di loro, devo scoprirli meglio, non mi piace dire le cose solo per il piacere di dirle, ce ne sono già tanti in giro che lo fanno meglio di me."

Optare per lo spoken-word è stato anche un modo di andare contro quella mancanza di apertura mentale che porta l'italiano medio a considerare solamente i 'cantanti', e quindi Vasco, Ramazzotti, Pausini e spazzatura assortita? Un modo, insomma, per riportare l'attenzione sui contenuti, anziché sulla mera esecuzione tecnica? "Assolutamente no. Sennò dovrei tagliare fuori tutti quei cantanti che unendo vocalità, tecnica e contenuti hanno saputo lasciare un'impronta così profonda nella nostra cultura musicale. Si può cantare, bene o male, ed esporre un concetto, così come si può parlare esponendone un altro. Questo rivendico. Parlare all'interno di un brano musicale è solo un modo diverso di dire le cose. Un'altra via."

In che modo si è evoluto il vostro sound e il vostro approccio alla musica dai tempi del primo demo del 2007 a "Le Pornographe"? "Bellissima domanda. Me la sono posta spesso, poi ho smesso di pensarci: tutte le volte che provavo a rispondermi ottenevo frasi trite e ritrite. Probabilmente prima dovremmo vedere se c'è stata una vera e propria evoluzione.Qua non si fa altro che parlare di evoluzioni musicali. Ma siamo sicuri che in Italia, anche nel panorama emergente ed alternativo, ci sia stata questa grande evoluzione? Io per quanto riguarda i Malameccanica non me la sento di rivendicare un'evoluzione. Io non so nemmeno se mi sono evoluto come uomo, figuriamoci come musicista. Quello che so per certo è che ci siamo mossi sempre su binari di dignità e di originalità laddove potevamo averne. Abbiamo sempre cercato di metabolizzare gli esempi per farli nostri. Non ci riusciamo spesso, però è una linea di condotta che ogni volta m'invoglia ad imbracciare il basso. Come sound probabilmente siamo chiusi in noi stessi, siamo ciclici e circolari come un loop. Del resto è il genere. Del resto non è che ci sia molto da inventare, del resto non saremmo di certo noi a farlo, né nessun'altro prima dei prossimi trent'anni. L'unica cosa che può essersi evoluta è probabilmente la qualità della registrazione."

Quando sostieni che in Italia probabilmente un'evoluzione artistica non c'è stata, che spiegazioni ti dai? Forse il fatto che da noi si ritenga una come la Maionchi la massima espressione della 'cultura' musicale? O forse è colpa di San Remo, Amici di Maria De Filippi ed X Factor? Oppure bisogna guardare più indietro per comprendere la tua affermazione? "No, io non sostengo che non ci sia stata, dico solo che non me la sento di affermarlo con così tanta veemenza. Sono un uomo e come tale incline al dubbio, e quando ho un dubbio cerco di pormi delle domande. Sicuramente c'è stato un netto impoverimento. Un declino. In musica, come nel cinema, così come nella letteratura, nella televisione e nell'editoria. I nomi che voi citate sono un po' i testimonial diretti della Waterloo intellettuale che abbiamo davanti agli occhi ogni santo giorno. I perché? Non sono così presuntuoso da poter offrire dei perché, e anche volessi farlo temo che in poche righe non riuscirei nemmeno ad offrirne mezzo. Indubbiamente se le ultime cose degne di nota sono datate ai primi anni novanta, beh, sì, forse uno sguardo indietro dovremmo darlo."

L'anima della band sei senza dubbio tu: da dove scaturisce il tuo incontenibile bisogno di narrare? E su che basi hai scelto le tematiche trattate? "Vi ringrazio, mi avete detto una bellissima cosa, bisogna vedere che ne pensano gli altri due. Ogni individuo ha la necessità di narrare, solo che non tutti se ne sono accorti. Per quanto mi riguarda ho iniziato a scrivere durante l'adolescenza, quando le prime domande che inizi a porti non ottengono molte risposte convincenti da chi ti sta attorno, nè tantomeno da te stesso. Ancora oggi non ho risposte e non ho trovato nemmeno il cinque per cento di me: ho solo delle consapevolezze, del resto alle speranze ho rinunciato nel momento preciso in cui ho capito che servivano solo ai puri di cuore, ed io non mi sento uno di loro. Io sono un uomo privo di fantasia. Non so inventare storie. Un amico anni fa mi disse: - Scrivi sempre e solo di ciò che conosci - Ed io l'unica cosa che conosco abbastanza e che voglio davvero conoscere è la mia vita. Quando scrivo non faccio altro che muovermi in questa direzione, apro il quaderno ed inizio a raccontare ciò che faccio, ciò che ho fatto, che avrei dovuto fare, ricorrendo ad un autobiografismo quasi ridondante e noioso nel suo rincorrersi, ma è l'unica cosa che so fare. Nessuno sa niente della mia vita, nessuno mi conosce e sono stato fortunato ad avere due compagni d'armi pudici e silenziosi. Non mi hanno mai fatto domande sui testi, non un perché mi è stato rivolto. Il testo è ciò che voglio dire. Sapere il perché di una storia non sempre serve, né sempre cambia il modo di apportarsi ad essa per chi l'ascolta. Non sarei riuscito a parlare di me e all'infuori di me in un habitat diverso da quello che mi sono ritagliato: i Malameccanica."

L'impressione generale è che Malameccanica punti a delineare i contorni meno 'gradevoli' di tutte le cosiddette 'vite ordinarie': quanto c'è di vero in questa affermazione, e qual è l'obiettivo finale di tale disamina per musica e parole? "Tutte le vite sono ordinariamente tristi. Dalla prima all'ultima. Non ho conosciuto una persona che sia una che abbia avuto una vita gradevole dall'inizio alla fine. Il problema è che nessuno lo ammette. Io non ho problema alcuno ad ammettere un fallimento. Cerco comunque di capirne le ragioni. Senza dubbio nei testi ci sono anche chiari riferimenti al tappeto sociale in cui vivo. Io amo Arezzo, amo la Toscana e allo stesso modo inorridisco di fronte a certi atteggiamenti, c'è un imbalsamare di cervelli generale che mi terrorizza. Ma posso solo limitarmi ad affermarlo, non posso fare nulla per impedirlo, non ne ho i mezzi e non sta a me farlo. In giro c'è tanta gente che dà consigli a tutti, che propone risposte. La mia, ammesso che sia davvero una disamina, resta la disamina di un individuo che guarda ai suoi prossimi trent'anni con un buco di quindici anni nella sua vita che nessuno potrà mai riempire. Un individuo che si è spostato spesso, che ha conosciuto persone, che ne ha perse altre, che vorrebbe un humus migliore, ma del resto nemmeno lui è diventato così migliore quanto avrebbe voluto. Io questo lo so e non ho problemi ad ammetterlo. Ma sono un uomo e sono in grado di sopportarlo."

Stando a quanto hai appena detto, come ti trovi in un mondo dove 'divertirsi' è l'unico imperativo e dove tutti si sentono 'fighi' grazie a qualche patetico social network? "Divertirsi, sentirsi fighi, sono atteggiamenti nei quali prima o poi ricadiamo tutti. Il problema non è tanto 'divertirsi', il problema è l'assenza di coscienza che oggigiorno regna sovrana. Questo mi disgusta profondamente. Ognuno è libero di agire come crede, ma non sarebbe male se prima di agire ci fosse un filtro intellettivo e non sarebbe affatto un male se dopo aver agito ci fosse una sana presa di coscienza. Nel bene o nel male. Metabolizzare. Forse le cose non dico andrebbero meglio, ma sicuramente prenderebbero una piega diversa. Quanto ai social network, se usati con intelligenza, alcuni, permettono il veicolare di idee, di storie, di sensazioni. Non sono affatto contrario alla loro esistenza, sono solo perplesso sul modo in cui la maggior parte delle persone ne fa uso."

Hai un modello a cui ti ispiri, sia per i contenuti che per le modalità recitative? "Per i contenuti assolutamente no, se non a quelle persone con cui mi sono confrontato e che hanno avuto esperienze di vita simili alle mie. Per la forma amo molto la beat generation, mi piace il cut up di Burroughs. Ma allo stesso tempo sono anche uno che di tanto in tanto si rilegge "Oboe Sommerso" di Quasimodo o "Cuore Di Tenebra" di Conrad. Leggo abbastanza, malgrado sia un pigro. Senza dubbio sono il sunto delle mie letture, un riassunto confuso, talvolta sconclusionato, ma sono sempre attento ad essere onesto sia con me stesso, sia con gli autori che amo. Detesto chi centinella un certo linguaggio furbo e fintamente forbito e maudit mascherandolo come 'omaggio a'. Stimo e rispetto molto chi invece cita apertamente e non ne fa mistero. È segno di profonda umiltà e maturità. Per quanto riguarda il recitato, come dicevo il problema più grosso era evitare sin da subito le modalità di Emidio Clementi. Non avevo idea di come risolvere la questione. Alla fine, parlando anche con Pietro, abbiamo deciso di proporre un recitato quasi sussurrato. Abbiamo pensato alle voci nel trip-hop, specialmente Tricky, al suo modo di cantare. Solo dopo il sussurrato ha preso una via propria. Quella che senti nei brani, a tratti disturbata e nevrotica. In quattro pezzi, tre dell'EP e uno del disco, abbiamo inserito anche degli innesti cantati. Probabilmente una voce femminile sarebbe stata più indicata, ma comunque il risultato ci è sembrato abbastanza soddisfacente. Il recitato resta comunque al primo posto, per varie ragioni. Anche per il fatto che io non so assolutamente cantare."

Inserire dei cantati, magari proprio femminili, è un pensiero che vi stuzzica in chiave futura, oppure l'assetto è ormai determinato? "L'assetto a dire il vero non è mai stato determinato. Quando abbiamo iniziato a suonare c'era anche un batterista, poi uscito dal gruppo, e successivamente ha fatto parte dei Malameccanica anche un tastierista, poi al suo posto è entrato Giamma al violino, che ci ha dato una mano soprattutto per "Le Pornographe". Inoltre per un po' abbiamo provato con altri tre nostri amici: David al basso esafonico, Lorenzo alla chitarra ed il Grego alla batteria. Siamo un 'collettivo aperto' (definizione che danno di sè stessi i Planet Funk). Chi vuole far parte del progetto è assolutamente ben accetto, anche qualcuno che reciti in un modo più funzionale del mio. Sarei ben lieto di lasciargli il mio posto, dedicandomi solo al basso e ai testi. Vale lo stesso per la voce femminile: se ne dovessimo trovare una adatta e disponibile, beh, perché no?"

Quanto contano l'esperienza personale e le situazioni vissute direttamente nelle parole dei tuoi brani? "A dire il vero ciò che vivo e come lo vivo sono i veri protagonisti dei miei testi. Come dicevo prima, io non saprei di che altro parlare. Nei miei testi tutto è autobiografico, talvolta posso ricorrere a metafore o ad un uso di aggettivi forti, ma sono sempre funzionali alla narrazione. Inoltre questi brani si prestano perfettamente ad un raccontare diverso dalla forma canzone, che ha delle regole ben precise, che richiede assonanze, rime ed una melodia vocale gradevole. Nei nostri pezzi i ritmi sono più dilatati, ho maggiori possibilità d'inserire alcune descrizioni o ragionamenti che non in una canzone dalla struttura pop. Per i pezzi de "Le Pornographe" non mi sono posto nemmeno il problema della lunghezza, cosa che per i precedenti lavori avevo fatto. Ho scritto in maniera molto libera, avevo molte cose da dire, tutte le storie raccontate nei quattordici pezzi sono legate fra loro, in tutte si respira la medesima aria. Ed è voluto. Sicuramente rispetto ad altri testi che avevo composto questa volta sono sceso in maggiore profondità, sia nel mio modo di sviscerare i fatti, sia nel modo di parlare a me stesso. Era una cosa di cui avevo bisogno, ed inoltre le basi che avevamo realizzato inevitabilmente mi spingevano a farlo. Alcuni testi erano già pronti, altri li ho scritti con le cuffiette pensando già a come impostarli vocalmente. Non sempre il risultato è ottimale, ma il tentativo è senza dubbio pregevole, almeno per me. Si delinea un'ottica non troppo lontana dal film di Bonello, malinconia, disincanto e rammarico. Sono tre chiavi di lettura che mi appartengono."

"Malinconia, disincanto e rammarico": come sei giunto a questa ottica? Woody Allen una volta disse : - La vita è un'esperienza tristissima - . Ancora oggi non mi sento di dargli torto."

Le tue liriche ci riportano alla mente tre parole: sesso, sarcasmo e oscurità. Che valore dai a questi termini in relazione ai tuoi testi? "Per dare valore e una connotazione a questi tre termini in ciò che scrivo devo inevitabilmente dare loro un valore nella mia vita di tutti i giorni. Il sesso è un linguaggio. E come tale ci sono molti modi diversi per farlo. Si può fare sesso per soddisfare un bisogno primario, per soddisfare il puro piacere, si può fare sesso perché mossi da profondo amore, per assecondare una frustrazione, per soddisfare una mancanza. Ci sono anche molti buoni motivi per non farne. Inoltre oggigiorno il sesso è ovunque. Tutti parlano di sesso, tutti parlano attraverso il sesso. Sta diventano monotono ed abusato. Non c'è nulla di male a tenerlo in stretta considerazione, ma vero è che in questi ultimi anni siamo portati ad avvicinarci al sesso come consumatori e non più empiricamente, né tantomeno per una reale volontà. Sta diventando una cosa che va fatta e basta, dimenticandosi che il corpo e la carne hanno le loro leggi. Il sarcasmo è un'arma impropria. Se lo usi male passi o da stupido o da superbo. Io sono un po' entrambi, ma certe volte vedo nel sarcasmo la giusta chiave di volta per sfatare tristi realtà. Mi viene in mente il nostro brano "I Riti Dell'Alce". È forse l'esempio migliore di ciò che intendo io per sarcasmo. È una sana figura retorica, legata indissolubilmente all'ironia, prima che verso gli altri, verso sè stessi. Io non sono un tipo simpatico, ma ironico. È già qualcosa. Quanto all'oscurità, credo sia dovuto al mio modo di rapportarmi agli eventi. Nulla per me è come realmente si presenta. Né i fatti, né tantomeno le persone. Nemmeno io sono così chiaro come vorrei, ma del resto se molti di quelli che vedo attorno a me avessero vissuto solo dieci minuti della mia vita, si sarebbero senza dubbio già attaccati al gas, e l'essere oscuri sarebbe stata solo la migliore delle possibilità. Per me invece è il risultato di alcune scelte."

Si percepisce nei vostri testi anche l'afflizione generata dalla mancanza d'amore, quello vero: come avete inteso affrontare un tema sin troppo abusato nel contesto musicale globale? "L'amore non è mai abusato. È far credere che sia sempre un'esperienza piacevole, che tutti possono essere amati, che l'amore è a portata di mano, ecco, queste sono cose abusate e tremendamente false e stupide. Quando scrivevo i testi non ho mai pensato : - Adesso scrivo un pezzo d'amore o sull'amore -. Viene in maniera naturale, l'amore che ci sia o meno fa parte dell'esperienza umana, la mia compresa. Trovo disgustoso il modo in cui oggi viene propinato. L'amore va prima ricercato in noi stessi. Spesso confondiamo la paura di stare soli con il reale bisogno di qualcuno. Si ama davvero per poco nel 2009. L'amore è un motore, il più grande, ma è anche un'esperienza di dolore e di profondo sacrificio. In una società così facile trovo abominevole il modo facilotto con il quale l'amore viene contestualizzato e proposto."

Tra le vostre influenze citate alcuni nomi impensabili, e cogliamo quindi l'occasione per chiedervi chiarimenti: innanzitutto il giornalista Germano Mosconi... dietro questo nome dobbiamo leggervi un irriverente sarcasmo, oppure c'è del buono anche nel 'sommo vate della bestemmia'? "Ah, Germano! Germano ci ha accompagnato per tutta la registrazione del disco. Ci siamo fatti delle grandissime risate con lui. No, non c'è né sarcasmo, né un valore salvifico della bestemmia: lui è un comico straordinario, solo che non lo sa! Straordinari poi sono i video realizzati da fan scatenati. Montaggi geniali sui Simpson, su Tom & Jerry ed altri, pura comicità senza filtro. E poi ha una mimica e una prossemica uniche. Peccato che Mosconi non l'abbia presa molto bene questa storia dei video. Lo capisco."

Sul piano dell'influenza musicale fate riferimento ad alcuni grandi dell'industrial old school, come i Laibach, gli SPK e Maurizio Bianchi. Cosa vi collega a quel tipo di sound? "Grandi amori miei. Per "Le Pornographe" io volevo un tipo di sound più industriale. Ho contagiato anche Pietro, e lentamente abbiamo iniziato ad orientare le nostre sonorità verso quel grande contenitore che è l'industrial. Sono tutti nomi fondamentali per noi. Per me personalmente Maurizio Bianchi è un maestro. C'è molto da imparare dalle sue elaborazioni. Di lui amo il modo anarchico di lavorare e soprattutto lo rispetto profondamente anche come uomo, la sua scelta di non comparire mai, di non fare live. Ha rilasciato poche interviste, e se le leggi trovi nelle sue parole una coerenza unica. Probabilmente l'esperienza di Bianchi è quella più vicina a noi, ti parlo del modo di avvicinarsi alla musica, nel detestare il baraccone, nel concentrare l'attenzione di chi ascolta sul prodotto e non sul personaggio. Per il resto, tutto l'industrial sound in una certa misura ci influenza. E ne sono fiero. È un genere così puro."

Siete influenzati anche dalla musica classica: dal 'classico' Bach agli avanguardisti John Cage e Wendy Carlos, fino a Riz Ortolani... come rientrano tali personalità nel vostro universo sonoro? "La conoscenza della musica classica dovrebbe essere alla base di chiunque desideri fare musica. Un'infarinatura è necessaria, come minimo. Io ho iniziato a suonare il pianoforte all'età di sei anni. L'ho fatto a lungo prima di dedicarmi al basso. Studiavo Bach, Mozart, Chopin, Rachmaninov, facevo dettato, solfeggio. Non ero un mostro, ma quel tipo di formazione negli anni successivi si è rivelata fondamentale. Inoltre i primi sperimentatori della storia avevano quasi tutti un passato da musicisti classici, tutti fortemente ancorati alla musica pura, cercavano vie nuove e ne hanno trovate di stupende. John Cage ne è un esempio lampante. Wendy Carlos invece è un pioniere (o una pioniera?) dell'elettronica, il primo ad usare il Moog. Anch'egli, guarda caso, aveva una formazione classica. Indimenticabile il suo disco "Switched-On Bach", ogni buongustaio del genere ne ha una copia, e soprattutto indimenticabile la colonna sonora che ha composto per il film di Kubrick: "Arancia Meccanica"."

Credo che il vostro stile si adatti benissimo ad esibizioni dal vivo: avete già organizzato dei live? In che modo strutturereste le vostre performance? "A dire il vero siamo da sempre stati abbastanza restii a fare live. La cosa strana è che ci sono pervenute richieste che non avremmo immaginato. Da Roma, Milano ed altri posti qui in Toscana. Potevamo anche avere l'opportunità di essere ospiti della Chansont Orchestra e conoscere anche Clementi a Cremona, ma abbiamo scelto in maniera diversa. Credo che i No meno scontati valgano di più dei Sì facili. In questo siamo pienamente d'accordo con Maurizio Bianchi: ciò che si realizza in studio e poi successivamente inciso su nastro non può in alcun modo esser riprodotto fedelmente in un live. E nemmeno occorre che avvenga. Parlo ovviamente del genere che abbracciamo. E poi, ripeto, il live non c'interessa molto, soprattutto un certo tipo di live usa e getta tanto agognato dai gruppi emergenti. Qua tutti si ammazzano fra loro per suonare alla sagra del paese e si sentono pure legittimati. Io sinceramente vedo le cose in maniera diversa. Magari sbagliata, ma almeno è la mia. Potevamo salire su palchi discreti, abbiamo detto – No, grazie - con molta umiltà e con coerenza d'intenti. Ricordo ancora la bellissima frase dettami da un musicista aretino una sera in un noto pub della zona: - Con questa vostra politica non andrete tanto lontano -. Provai per lui una sincera pena. Viviamo un periodo storico in cui ciò che non è mostrato non esiste, mentre io voglio esistere in quanto sono. Tutto qui. E poi, ripeto, io tutta questa urgenza di farmi vedere davvero non ce l'ho, e se mai l'ho avuta è morta da un pezzo. C'è tanta gente che ne sente la necessità, gli lascio volentieri il posto mio, sempre ammesso che vadano bene come sostituti. L'unica proposta recente che avevamo accettato è invece saltata per altri motivi. Stavamo preparando un live, noi tre più due quarti dei Pink Ego Box e David dei Biodiversity. Due gruppi amici che ammiriamo moltissimo, con David poi ho un' amicizia stretta e due nomi che, insieme ad altre due band, formano l'esatto numero dei gruppi aretini emergenti per cui valga la pena spendere parole di stima."

In futuro, comunque, sarà possibile vedervi sul palco, oppure state pensando di rimanere un progetto da studio? "Sì, credo sia assolutamente possibile, e comunque non lo escludiamo a priori. Faremo le cose per gradi come sempre, un passo alla volta. Per me è assolutamente impossibile programmare tappe su di una lunga distanza, nella musica come nella vita. Qualche mese fa ci avevano chiesto di musicare un corto, così come avevamo in progetto di realizzare un brano insieme ad un altro gruppo della nostra città. Ancora nessuna delle due idee ha avuto un risvolto preciso. Capisci bene come le scelte e i programmi siano sempre da prendere con le molle in ambito musicale, senza enfatizzare troppo, senza distruggere quello che c'è di buono."

Giò, se un estraneo ti dicesse questa frase ironica e pungente che conosci bene: "beati i provinciali perché saranno i primi", cosa risponderesti? E soprattutto, qual è il vero pensiero dietro a questa forte affermazione? "Probabilmente gli direi che non è detto. In realtà quando ho scritto quella frase, che poi ho realmente pronunciato, beh, era più una cosa che stavo dicendo a me stesso. Io in fin dei conti non sarei nemmeno un provinciale, le mie origini non sono queste. Vero è che la Toscana è un po' tutta una grande provincia, vero è che non vivrei in nessun'altra regione nemmeno previo pagamento in denaro, vero è che in qualunque città sia estera che italiana in cui sono stato, mi sono sempre sentito inadeguato e straniero. Tremendamente straniero. La provincia, se vissuta bene, può offrire tempi estremamente umani, ma può anche uccidere un'esistenza intera. Oggigiorno non credo che un provinciale possa avere più verità di un abitante di una metropoli. Né credo che possa vedere le cose in maniera migliore, ma solo per un motivo: ormai i provinciali sono troppo occupati a nascondere ciò che sono, a fingersi diversi, che temo abbiano perso di vista la verità nelle cose. E tutto ciò è così desolante."

Per concludere quali sono gli obbiettivi che vi siete posti come progetto artistico a lunga scadenza? Non saprei dirtelo. A dire il vero il nostro doveva essere un progetto a breve se non brevissima distanza. Volevamo giusto fare qualche pezzo.Poi man mano ci siamo accorti che avevano qualcosa da dire, che ancora il nostro desiderio di suonare non era totalmente esaurito. Così abbiamo continuato a registrare e ad accumulare brani. In due anni abbiamo messo su quasi trenta pezzi. Molti dei quali da rivedere e da pettinare ulteriormente. Non saprei dirti dove finiremo, forse da nessuna parte. Tempo fa ci aveva cercato anche un'etichetta ma anche lì abbiamo cordialmente declinato. Abbiamo comunque contatti con due label, vediamo un pò cosa salterà fuori. Soprattutto è da vedere se sia io che gli altri avremo ancora l'esigenza e il bisogno di raccontare in musica altre storie. Inoltre io adesso sono impegnato con un mio progetto industrial con il quale ho già pubblicato per la Ugly Cunt Records e la Ozky e-sound e con il quale dovrei sfornare altro materiale per l'Alampo e la Trips und Truame. Pietro ha altri impegni ed Andrea suona in un'altro gruppo locale. Per ora viviamo e soprattutto vivo giornalmente, ciò che ho oggi non è detto che lo avrò domani per cui coltivo il mio orto con molta umiltà che qualunque essere vivente dovrebbe avere.


INTERVISTA DELERE MUNDI

Come presentereste Malameccanica ad un estraneo? [Giovanni] Presenterei Malameccanica definendolo un progetto sonoro onesto nei pregi, nei limiti e nel rendere manifesti i modelli a cui s'ispira e si ricollega, nel suo disperato tentativo di trovare una propria identità il più originale possibile, per quanto improbabile possa risultare. Credo che anche termini come sperimentazione e mininimalismo, dignità ed umiltà possano fare parte del vocabolario del progetto. E' anche un percorso umano oltre che musicale e come tale si evolve e muta a seconda di cosa accade e dei componenti che ne entrano a far parte, tenendo sempre a mente le proprie origini, le proprie basi, cercando di rimanere fedele a quei principi genuini ed istintivi che hanno dato via al tutto. [Francesco] Un progetto sicuramente degno d'interesse, quattro persone con personalità e ascolti diversi, che cercano di trovare una propria strada musicale,cercando di mischiare le proprie diverse influenze e le proprie attitudini.Una band senza limiti di strutture e forme musicali,influenzata anche da altre forme artistiche come il cinema. Un progetto onesto,spontaneo.

Quali sono state le circostanze che hanno portato al formarsi del gruppo com'è oggi? [Giovanni] Il gruppo attualmente è formato dal sottoscritto, da Pietro al synth, da Andrea alla chitarra elettrica e da Francesco, la "new entry", alla chitarra solista. Siamo sempre stati un collettivo aperto, non vi è mai stata una line-up definitiva, abbiamo coinvolto spesso nostri amici musicisti laddove era possibile farlo. Durante l'estate ho avuto modo di conoscere Francesco, già amico e compaesano di Andrea, abbiamo instaurato un ottimo rapporto e verso i primi di settembre gli ho chiesto se voleva "collaborare" con noi per la realizzazione di qualche pezzo nuovo. Lui al momento era già impegnato con altri progetti ed impegni permettendo si è detto comunque disponibile, il caso e l'evolversi degli eventi hanno voluto che quella che inizialmente doveva essere solo una collaborazione momentanea diventasse qualcosa di più. Francesco infatti ha scritto ed arrangiato le parti di chitarra per tutte e dieci le tracce del disco, dando anche un significativo contributo alla scelta del sound che volevano dare a questi nuovi brani. E' a tutti gli effetti parte integrente dei Malameccanica. [Francesco] Come ha detto Giò, ci conoscevamo già da tempo, prima comunicavamo via pc, poi ci siamo conosciuti anche di persona! E conoscevo già da qualche anno Andrea, che mi aveva fatto conoscere i precedenti cd del gruppo. C'è sempre stata stima reciproca tra di noi, ed alla fine abbiamo deciso di fare qualcosa insieme. I ragazzi della band mi hanno fatto sentire parte del progetto fin da subito e mi hanno dato carta bianca su come interpretare le parti di chitarra dei brani e questo mi ha fatto tantissimo piacere, sia sul piano musicale, che su quello umano, che è anche più importante, facendomi sentire a mio agio, senza pressioni e/o limitazioni di sorta.

Potreste raccontare, in generale, la storia di Malameccanica dagli esordi fino ad ora? [Giovanni] Sintetizzando posso dirti che ci siamo formati nel 2007 più o meno l'anno in cui io e Pietro ci siamo conosciuti. Poco dopo si sono uniti a noi Andrea alla chitarra e Gianfrancesco alla batteria, quest'ultimo poi per motivi personali ha lasciato il gruppo. Per diversi mesi l'ossatura è stata questa: io basso, slide e voce, Pietro synth e sample, Andrea alle chitarre. Abbiamo iniziato a comporre i primi brani a registrare i primi demo. Poi uno alla volta abbiamo coinvolto altre persone fra cui un tastierista, un violinista e persino un'altro bassista. C'è stato un divertente ed inaspettato via vai di amici, conservo davvero dei bei ricordi del nostro primo periodo. Adesso, come ti dicevo, l'assetto può essere considerato (spero) definitivo. [Francesco] Io mi considero un animale da palco, mi piace davvero molto suonare live. Ma allo stesso modo, sarò sincero, amo molto anche registrare e comporre in studio, sperimentare nuovi suoni e idee. E credo che Malameccanica sia un pò la "palestra" ideale, in questo senso. Se ci sono delle situazioni adatte siamo contenti di partecipare. E'chiaro che siamo anche coscienti di non fare musica proprio per tutte le orecchie: non per tirarcela, ovviamente, ma non ha alcun senso cercare di snaturare il proprio messaggio musicale, cercando solo di apparire o fare numero, tanto per farsi vedere. A maggior ragione in un tipo di musica ricercato come il nostro; amo al 100% il live, ma non dev'essere un'occasione di presenzialismo a tutti i costi, nel nostro caso occorre la situazione adatta. E sono d'accordo con Giò: come diceva lui spesso la scena attualmente è carente per i gruppi alternativi, per non parlare degli sforzi economici e degli approfittatori in giro. E'importante vedere la cosa con un pò di maturità e non dire sempre di sì pur di apparire ad ogni costo.

A livello di composizioni i vostri dischi sono improntati verso toni elettronici miscelati ad altri più "tradizionali", come chitarra e basso, andando a delineare uno stile a metà tra il trip-hop, l'ambient e l'industrial, il tutto contornato da atmosfere cupe ed affascinanti. Da cosa traete ispirazione per i vostri brani? [Giovanni] I brani sono il meelting pop di tutti i nostri ascolti. Inevitabilmente aggiungerei. Nascono quasi sempre in maniera molto istintiva, forse anche rozza, del resto siamo tutti autodidatti. Ci mettiamo al pc, riascoltiamo vecchi loop e campionamenti messi da parte e iniziamo a tirare giù una linea principale a cui successivamente vanno ad aggiungersi basso, chitarre e voce. Difficile dire cosa ci guidi esattamente, sicuramente l'emotività ha un ruolo fondamentale, molto spesso le basi nascono dopo aver letto i testi che andranno a completarle di conseguenza se un testo è oscuro la canzone spesso e volentieri suonerà oscura e così via. A loro volta i testi parlano di me, di come vivo, di cosa vivo, ed anche loro sono i figli diretti di ciò che leggo di recente o da sempre, dei film che amo e che detesto, per cui se ho appena visto "La terra trema" di Visconti oppure ho da poco letto "Tropico del cancro" di Miller è assai probabile che i testi oscillino su registri diversi. Credo che i nostri pezzi siano il prodotto di una strana catena di montaggio, concettuale prima, empirica poi. Questo soprattutto per i brani dei vari demo ed Ep. Per quelli di adesso il lavoro è stato sostanzialmente analogo, ma avendo coinvolto direttamente anche Andrea e soprattuto Francesco nella stesura e nell'arrangiamento dei brani posso affermare che essi, almeno nel sound, hanno avuto una lavorazione più collettiva rispetto agli altri, hanno un suono d'insieme maggiore, personalmente li trovo più lirici e melodici. [Francesco] Ricollegandomi a ciò che dicevo all'inizio e anche a quello che in parte ha già spiegato Giovanni, la nostra musica è un miscuglio di vari generi.Tutti noi siamo grandi ascoltatori e avendo avuto delle esperienze musicali diverse,alla fine mescoliamo il tutto. Partiamo da alcune idee di base che buttiamo giù, poi aggiungiamo pian piano altri elementi come un pittore sulla tela, per quel che mi riguarda, e a volte proviamo anche varie soluzioni prima di trovare la versione definitiva. A volte ci piace agire anche per sottrazione, rimanendo su strutture minimali, se il pezzo è già riuscito nella sua semplicità, perchè violentarlo con inutili sovrastrutture? A parte tutto, penso che il nostro segreto, se tale può essere definito, è proprio essere avidi ascoltatori di tutti i generi musicali ed anche divoratori di letture e film. Io,musicalmente parlando,ho un background legato alla psichedelia e al rock dei'60-'70, oltre che a generi simili (grunge,stoner), ad Andrea piace molto il blues, Giò ama il dark e l'industrial, Pietro l'elettronica. Come vedi spaziamo molto.

Malameccanica è solo espressione musicale fine a sè stessa oppure è qualcosa di più, il modo di manifestare un certo grado di sentimenti ed emozioni? [Giovanni] Hai fatto centro. Per me è un linguaggio per esprimere molti dei miei stati d'animo, per raccontare qualcosa di me, per capire qualcosa degli altri, per cercare un pò di bellezza attraverso il suono. [Francesco] E' un mezzo per esprimere alcune sensazioni che ci portiamo dentro. Il descrivere attraverso musica e testi le nostre emozioni in maniera onesta, sincera e diretta.

Presto uscirà il nuovo full length di Malameccanica, intitolato "Noli Tangere"; questo disco andrà ad unirsi alle precedenti realease del gruppo, che ha già una discreta esperienza con diversi cd all'attivo. A livello musicale questo nuovo album ripercorre i tratti dei suoi predecessori? In quali elementi risulta più lontano rispetto ai precedenti dischi, eventualmente? [Giovanni] "Noli Tangere" trovo che sia un full lenght più melodico rispetto agli altri. Non dico positivo ma più sereno senza dubbio nei contenuti e permeato da una struggente ala di malinconia, meno oscuro, metallico e anni '80 dei lavori precedenti. Meno dark senza dubbio, esteticamente parlando. Abbiamo un pò abbandonato l'industrial anche se un paio di tracce lo reclamano a gran voce, non abbiamo registrato nessun ambiente aggiuntivo ed anche le spolverate noise sono meno rarefatte e più controllate, trovo che il suono sia più limpido e si sposi bene con i contenuti introspettivi dei testi. E' anche un disco meno parlato, la voce esce più fluida, bisbigliata si appoggia sulla musica senza inacidirla, credo che il trip-hop la faccia da padrone da stavolta. [Francesco] Sicuramente ci sono molte aperture melodiche in questo disco, è venuto così, spontaneamente. Ci piace molto. Alcune canzoni rispecchiano proprio il clima in cui è stato registrato e composto: in assoluto relax, sperimentando. Personalmente consiglierei l'ascolto in cuffia, ci trovo sempre delle cose diverse ad ogni ascolto. E' un disco intimista, notturno, in un certo senso.

Ne approfitto per chiedere qualche delucidazione a riguardo di "Noli Tangere", ovvero qual è il ragionamento che avete messo alla base della scelta di questo titolo. [Giovanni] Il titolo l'ho scelto io; la locuzione "noli me tangere" è attribuita a Gesù, che l'avrebbe rivolta a Maria Maddalena subito dopo la resurrezione. In pasicanalisi "noli me tangere" è usata ad identificare espressivamente il tabù del contatto, cioè quella diffusa condizione di istintiva ripulsa del contatto fisico interpersonale che spesso si traduce in un divieto morale. Sono due chiavi di lettura che mi interessano, e dato che i testi li ho scritti dopo un periodo un pò difficile, liberandomi di molti stati d'animo negativi che mi portava dietro, ed ahimè perdendo anche presenze importanti nella mia vita, ritengo la mia attuale condizione una piccola rinascita, non azzardo il termine resurrezione, per tanto almeno per adesso "non toccarmi" voglio rimanere così come sento adesso il più a lungo possibile, ovvero: Bene.

A cosa è dovuta questa sterzata verso toni "più melodici", come dice Giovanni, verso nuovi piccoli ma determinanti dettagli? [Francesco] Forse perchè siamo più sereni noi come persone, anche se alcune parti "darkeggianti" rimangono comunque nella nostra musica. Per quel che riguarda il mio modo di suonare, io suono da sempre in maniera molto melodica e questo forse può avere influito nel risultato finale. Mi spiego meglio: mi piacciono quei chitarristi che fanno dei soli melodici, cantabili, quasi una canzone nella canzone, anch'io molto umilmente cerco di fare così. Comunque, tornando alla domanda, non è stata una scelta premeditata, è semplicemente accaduto.

Al di là del comparto sonoro, nelle vostre produzioni c'è anche un importante impatto visivo, dato dalle immagini presentate nei dischi o nel web. Come sono collegati questi due "livelli" di espressione? [Giovanni] Cinema, visual art, fotografia sono passioni che insieme alla musica coltiviamo più o meno tutti all'interno dei Malameccanica. In molti ci hanno fatto notare sin dall'inizio come la nostra musica fosse direttamente riconducibile a certe colonne sonore, a certe atmosfere che si respirano in alcuni film di genere. Del resto i nostri tappeti musicali sono influenzati dal cinema, specialmente quello surrealista; ci ha fatto piacere che questa cosa sia stata notata anche da orecchie esterne. Lentamente abbiamo iniziato a sviluppare anche una grafica un pò più concettuale, qualche nostro amico ha montato dei video sulle nostre tracce, altri hanno girato dei video apposta per alcuni brani e così via. Questa volta ho provato a girarne e a montarne uno anche io per la canzone "Monti di provincia", poi prossimamente ne uscirà uno realizzato da Danilo aka Ezcaton Visual Artist (già autore di un video per L.C.B.) per il brano "L'Abate D.". [Francesco] L'aspetto visivo per noi è imprescindibile. Malameccanica intesa anche come soundtrack delle nostre vite o di fatti a noi vicini che raccontiamo nei brani, ci piacerebbe molto sviluppare ancora di più il binomio cinema-musica. [Giovanni] Magari sonorizzando un cortometraggio vero e proprio...

A livello personale, quali sono i progetti musicali/cinematografici dai quali vi sentite più influenzati? [Giovanni] Cinematograficamente parlando sono onnivoro. Senza presunzione mi ritengo un cinefilo nel vero e puro significato di questa parola. Ogni film che ho visto finisce con l'influenzarmi, persino i film orribili che escono attualmente nelle sale e che mi costringo a vedere. Ma ovviamente se devo fare dei nomi, beh: Dulac, Bunuel, Kurosawa, Sam Peckinpah, John Ford, Pasolini, Fellini, Antonioni e Luchino Visconti, probabilmente il più grande di tutti. Questi li definisco i classici. Poi ci sarebbero da citare i vari Cronenberg, Yuzna, Gordon, Lynch, e chi più ne ha più ne metta, e in ultimo la mia ossessione cinematografica più grande: Alberto Cavallone. Musicalmente direi Einsturzende, Maurizio Bianchi per quanto riguarda la mia anima industrial, Morrissey per quanto riguarda il mio modo di mettere in musica il reale dramma della nostra esistenza. [Francesco] Per citare tutti i miei riferimenti musicali non basterebbe un libro! Comunque mi piacciono molto Beatles, Pink Floyd ,Hendrix, Led Zeppelin, Black Sabbath, insomma tutti i grandi gruppi degli anni '60&'70; poi in ambito più recente la scena grunge/stoner - Soundgarden, Kyuss, Alice in Chains; tra gli italiani amo molto Afterhours, Moltheni, Marlene Kuntz, Verdena. Altre grandi influenze italiane per me sono Lucio Battisti e Gli Alunni Del Sole, una band molto sottovalutata musicalmente. Ma la lista potrebbe continuare ad oltranza. Cinematograficamente parlando mi piacciono molto Tarantino, Lynch, De Palma, alcune cose dei Coen, Di Leo, Umberto Lenzi... dipende molto anche dall'umore o dallo stato d'animo. Di sicuro non mi piacciono i panettone-movie.

Che cosa vedete nel futuro di Malameccanica? nuovi spunti, nuove influenze, ritorni al passato, cambiamenti radicali, ... [Giovanni] Domanda sempre difficile. Non lo so, sinceramente non lo so. Il futuro prossimo prevede l'uscita di due release, poi ci saranno tre date live, che stiamo preparando nonostante i vari impegni personali, poi vedremo se provare, nei mesi successivi, anche qualche concorso. Ci penseremo, personalmente rimango fedele a quanto ho detto tempo fa circa il live "non è indispensabile e sinceramente non credo che lo sia per il genere che proponiamo". Inoltre tre di noi hanno anche dei progetti musicali paralleli ai Malameccanica, Francesco e me compresi, vedremo quanto sarà possibile conciliare il tutto. [Francesco] Non sappiamo neanche noi quale sarà la prossima mossa dei Mala. Viviamo giorno per giorno. Sicuramente ci piacerebbe registrare ancora qualcos'altro, o magari fare anche dei remix o versioni differenti di qualche vecchio pezzo, chi può dirlo se non il tempo. Noi ci "godiamo" il momento, non ci facciamo illusioni o pressioni di sorta. Penso che al momento siamo molto contenti di com'è venuto il cd, siamo curiosi di vedere come sarà il responso dei live.

I testi si sviluppano marcando il proprio corrispondente musicale, cioè su linee oscure e complesse; mi piacerebbe sapere quali sono gli elementi trattati nelle vostre composizioni, quali sono gli "imput" che danno il via a questo meccanismo di scrittura. [Giovanni] A questa domanda posso risponderti soltanto io in quanto i testi sono il frutto della mia penna. Come ti accennavo prima testi e basi vanno spesso di pari passo e inevitabilmente gli uni contagiono le altre. Non c'è un imput che scatena tale processo, l'unico imput che mi appartiene è quello che anni fa, quando ero solo un adolescente, mi ha spinto a comprarmi un diario e a riempirlo giorno dopo giorno. E' una cosa che faccio ancora oggi, scrivo nei miei books quello che penso, quello che sento, quello che perdo, quello che ho etc. Scrivo della mia vita, scrivo della vita degli altri quando si interseca con la mia, poi scelgo quei testi che possono essere usati come linea vocale per i nostri brani. Non vi sono mai dei temi precisi che decido di affrontare, sono sostanzialmente autobiografici, forse eccessivamente autobiografici, ma sinceramente non so parlare di nient'altro se non di me stesso.

Giò è noto anche per un altro suo impegno musicale; L.C.B. è un progetto solista di impronta noise/industrial che, seppur abbia qualche linea di contatto con le strutture dei Malameccanica, non ne risulta esplicitamente influenzato. Quanto c'è di "Malameccanica" all'interno di "Lecosebianche", e viceversa? ovvero, quanto sono simili e quanto si discostano questi due progetti? [Giovanni] L.C.B. è nato successivamente ai Malameccanica e ritengo siano davvero pochi i punti di contatto fra i due progetti. Primo perchè come dici tu è un progetto più che solista definirei solitario in puro stile industrial. Faccio tutto da solo senza pormi nessun tipo di obbligo artistico se non verso me stesso. L.C.B. è pura sregolatezza,improvvisazione, spesso faccio dei bordoni di quaranta minuti che registro e solo dopo due giorni li riprendo in mano dando loro un senso. E' l'esaltazione del rumore nella sua purezza, dei suoi significati. Malameccanica deve fare i conti anche con un contesto sonoro e interpersonale assai più variegato. I maggiori punti di contatto sono comunque rintracciabili nei brani de "Le pornographe" proprio perchè L.C.B. è nato nel periodo in cui stavano registrando quel disco. L'idea dello split difatti risale a quei mesi (Gennaio-Febbraio) poi per una serie di ragioni l'uscita è slittata di quasi un anno. E' in uscita uno split tra L.C.B. e Malameccanica. Potete presentarci questa collaborazione ed i brani che saranno presenti? [Giovanni] Lo split si chiamerà "Scope" conterrà sei tracce, quattro dei Malameccanica, due (una in apertura ed una in chiusura) di L.C.B. Uscirà per la Ugly Cunt Records già etichetta per Lecosebiance e come ti diceva la scelta dei brani risale a diversi mesi fa. Io ne proposi alcuni a Maciej della UCR ed è stato lui stesso a scegliere i sei che vanno a fare parte dello split. Voleva una release cupa e viscerale, anche la grafica rispecchia questa esigenza, la copertina si presenterà in un forte bianco e nero con un bootleg contenente immagini in negativo. Fra l'altro fra i brani dei Malameccanica ci saranno anche tre pezzi risalenti al 2007 (Debiria, Abbattoir, Interrogando Milano), si parla pertanto delle nostre primissime produzioni. A Maciej sono piaciute moltissimo, a risentirle oggi, in effetti, suonano così terribilmente sporche e malate.

Quanto può risultare difficile coordinare questa passione di Malameccanica [e degli altri progetti di cui fate parte] con la vita di tutti i giorni? [Giovanni] Se si parla di impegni lavorativi sicuramente un pò di difficoltà ci sono. Logistiche , tempistiche. Per il resto la musica è entrata nella mia vita quindici anni fa quando ho imbracciato per la prima volta un basso, è parte integrante della mia giornata, sia come esercizio sia come consumatore, sia sul piano creativo. Le persone che fanno parte della mia vita, quasi tutte, amano quest'arte e non mi è affatto difficile conciliare le mie relazioni interpersonali come questa mia passione. Forse perchè la musica come lunguaggio è più immediato. Ho invece maggiori problemi a vedermi un film di Bresson o e di Dreyer in compagnia di qualcuno. [Francesco] Mah, spesso le difficoltà derivano - come ha detto Giò - dal lavoro, e non dalla musica. La musica per noi è una passione reale e sincera, e come tale la coltiviamo con sincero interesse. In primis, io mi considero un grande ascoltatore e consumatore di musica, un vero fan; poi sono anche un musicista, quindi anche quando non suono, ascolto e viceversa. Fortunatamente sono circondato da persone con gli stessi miei interessi!

Parlando dei concerti, com'è la situazione? avete accennato a delle date, in una domanda precedente: potete dirci qualcosa di più? [Giovanni] Sì per ora sono solo tre, non so se ne aggiungeremo altre, richieste ce ne sono state anche fuori Arezzo, anche recentemente ma come ti dicevo io nel live continuo a non credere particolarmente, per ragioni anche filologiche legate alla reale tradizione industrial, Maurizio Bianchi docet. Detto questo, la situazione credo sia più o meno identica ad altre realtà, i posti sono pochi, i gruppi emergenti interessano davvero poco, al massimo ti danno un martedì alle undici di sera, ovviamente non ti pagano, talvolta ti offrono la cena. Ti ripeto, dipende quanto uno crede nel live, se c'è un reale bisogno di esibirsi allora si può anche essere disposti a fare sacrfici soprattutto economici per sostenere una data a Roma o a Parma, dipende dai singoli gruppi. Per quanto mi riguarda le proposte più interessanti mi arrivano per L.C.B. anche festival non da poco, devo pensarci. Comunque giro la palla a Francesco, lui ha un curriculum live senza dubbio migliore e più credibile del mio.

Siamo giunti alla fine di questa interessantissima intervista. Io vi ringrazio per la disponibilità e vi auguro tutto il meglio con Malameccanica per il futuro. Lascio a voi l'ultima parola. Noi ringraziamo te per la chiacchierata e gli auguri ma l'ultima parola, per carità, lasciamola a chi crede di possedere verità assolute. Un saluto.


INTERVISTA A L'APOCALISSE

Per distaccarmi un po' dall'ambito Martial Industrial e NeoFolk, ho deciso di intervistare, non senza qualche timore data la complessità e l'osticità del genere Power Electronics, Le Cose Bianche, prolifico ed interessantissimo progetto toscano. L'intervista lascia trasparire la fortissima personalità del creatore ed unico membro, Gio, e la sua attitudine forte e coraggiosa che non lascia spazio a compromessi di alcun tipo, né con la realtà circostante né con la concezione di arte, per come viene intesa al giorno d'oggi.

Ciao Gio, prima di cominciare con la serie di noiosissime domande che ti porrò ti vorrei ringraziare per la gentilezza dimostratami nella concessione di questa intervista. Grazie a te, contraccambierò con una serie di altrettanto noiosissime risposte.

Il suono de Le Cose Bianche è, per quel che mi riguarda, decisamente più elaborato, variegato e strutturato rispetto a molti degli altri gruppi noise e power electronics della scena. Appare palese che il tempo speso a strutturare il brano sia notevole e che l'ordine con cui esso si sviluppi debba molto alle sonorità new wave e dark wave anni ottanta. Partendo da questi presupposti, come si struttura il lavoro di composizione dei brani e, soprattutto, sei supportato da qualcuno nel lavoro di composizione o preferisci, nei brani in cui non hai guest, far tutto da te? Premesso che non mi sento parte di nessuna scena ed il solo uso della parola scena mi terrorizza in quanto portatrice di un'autoreferenzialità che non mi appartiene e che rigetto, posso dirti che in realtà il tempo che impiego nello sviluppo di un pezzo corrisponde esattamente alla sua durata. Il mio materiale nasce sul momento, in uniche sessioni di registrazione con strumentazione obsoleta e spartana, l'unico lavoro che ci può essere a monte è quali e quanti pedali mettere in catena. E questo vale sia quando lavoro a tracce mie, sia quando sovraincido o registro materiale che andrà a terzi. L'unico processo che subisce una minima programmazione è quello che racchiude la scelta dei testi, dei titoli o delle grafiche, ma non sempre. Mi accodo alle mie stesse emozioni, né più né meno. L'impostazione può subire qualche modifica in lavori che richiedono una responsabilità maggiore o uno sviluppo legato a regole ben precise come ad esempio con Laxative Souls o con il nuovo lavoro con Maurizio Bianchi. Mi muovo sempre in solitudo, il mio è un approccio che non necessita in fase creativa di nessuno oltre al sottoscritto. Non so se ho tratti new wave, non credo. Una cosa che amo della new wave è come all'epoca venivano strutturate le linee di basso, apparentemente semplici, tonica-terza-ottava o giù di lì, ma con un groove pazzesco.

La tua discografia è ampissima e, mea culpa, non ho che una conoscenza parziale della stessa. La tua prolificità è dovuta da una sorta di irrequietezza creativa o da un bisogno quieto e naturale di dar sfogo ad un ispirazione costante? All'altisonante termine “discografia” preferisco quello modesto di “produzione”. In realtà anche io ho una conoscenza parziale della mia produzione, finito un “lavoro” vado avanti e la sola cosa a cui guardo è all'incisione successiva. Non riascolto praticamente mai i brani fatti se non quando devo editarli o mixarli. Ispirazione, bisogno, urgenze espressive... tutte noie mortali, lasciamole a chi ci crede e a chi ha bisogno di crederci, io semplicemente mi diverto a fare quello che faccio ed ecco perché lo faccio.

Tutti coloro che conoscono te ed il tuo progetto sono a conoscenza della tua passione per le audiocassette. La tua esigenza di supportare un formato così “obsoleto” è dovuto a semplice nostalgia o credi ancora che i nastri possano godere di uno spazio nel mercato underground, in ispecie tra i collezionisti? La mia vera passione non è verso le audiocassette, ma verso le VHS di cui sono un accanito collezionista. Possiedo pochissime MC. Il formato delle audiocassette è tornato di moda in questi ultimi due anni, perché? Semplice, perché spesso i CD-R fanno schifo. Le tapes permettono di offrire un prodotto accattivante pur restando low cost. Va anche detto che allo stesso tempo la scelta delle tapes è anche un voler rievocare un'epoca, anni '80 e prima metà degli anni' 90, dove, in ambito industrial e power, venivano realizzate produzioni su nastro davvero uniche con budget praticamente inesistente ma cariche di un fascino intrinseco unico. E quest'ultimo aspetto è quello che più mi appassiona assieme all'oltranzismo di tale supporto che mi permette di ripercorrere un modus di registrazione, quello su piastra, che mi interessa proseguire.

Il tuo lavoro con Pariah, Slave of a play è ispirato al numero 15 di Dylan Dog, Canale 666 e tra sonorità aggressive e stridenti vengono mossi pesanti anatemi al mondo della televisione e, in particolar modo, ai telegiornali, sempre pronti a produrre notizie anche quanto non vi sia nulla di importante da comunicare. Qual è, secondo te, il ruolo che i media dovrebbero ricoprire all'interno di una società sana? Pensi che il modo migliore per interagire con la televisione sia quello di tenerla spenta o credi che all'interno di questo medium vi sia ancora qualcosa che valga la pena di essere salvato? Queste tronfie digressioni le lascio agli intellettuali sedicenti. Mi limito a dire che viviamo in un'epoca dove quello che non viene mostrato non esiste e quello che viene mostrato è quasi sempre merda. A molti questa merda piace, altri se la fanno piacere in virtù del fatto che se essa viene mostrata allora tanto merda non è. Poi ci sono quelli che rifiutano questa merda e guardano al passato, a certe forme e dettami passati, ma anche lì c'era tanta merda e allora abbiamo gente che risulta ancora più imbarazzante, aggrappata a concetti e pseudo correnti morali musicologiche animiste che se mai hanno avuto una ragione d'essere oggi è sicuramente deceduta. Questo lo si ritrova ad ogni livello mediatico: produzioni “artistiche”, cinematografiche, musicali, live, libri, ovunque. L'unico filtro possibile è lo sviluppo di una propria coscienza critica e ancora prima una coscienza di sé e queste non le trovi da nessuna parte, tanto meno nei media.

Altra fonte di ispirazione per il tuo progetto artistico sono i b-movie horror ed i serial killer, Il tuo recentissimo lavoro “Lust Murders – Il mostro di Firenze” è andato esaurito, fonti Sito e Blog, in appena venti minuti di “isteria sana”. Ti sorprende una tale reazione da parte degli ascoltatori? Hai in mente qualche altro ciclo musicale? Andiamo per gradi. Il cinema soprattutto un certo modo di fare cinema che si respira come giustamente dici tu nei fatidici B-Movies occupa uno spazio importante nel mio background. Non è così per i Serial Killers. Nonostante possegga vari libri su i più noti non suscitano su di me il ben che minimo fascino, non mi rifaccio minimamente a quel tipo di iconografia scimmiottata ed abusata nel corso degli anni. L'unico Serial Killer che mi è sempre interessato è appunto il Mostro di Firenze. Perché è di un Serial Killer che stiamo parlando, senza scavare troppo per me il MDF è un unico omicida maniacale che ha colpito dal '68 all'85. Mi sono appassionato alla vicenda del MDF da adolescente, vuoi perché vivo in queste zone, vuoi perché il MDF è una figura di una complessità unica in Europa e nell'ambito della criminologia mondiale, vuoi perché gli echi di quella vicenda mi hanno perseguitato fin dagli anni '80, resta il fatto che ho preso a collezionare ritagli di giornale d'epoca, manuali, libri che riportano tutte tesi possibili, documentari di ogni tipo, insomma un vero “cultore maniacale del caso”. Avevo già fatto un brano sul MDF, e qualche settimana fa, con ironia, basandomi su alcuni meccanismi collezionistici assurdi, avevo pensato di fare una release in copia unica omaggiando il MDF (e il terribile massacro degli Scopeti) e contemporaneamente un certo tipo di package 'anni 80 autoctono. In più era un'ottima occasione per registrare il materiale per questa copia unica direttamente su nastro magnetico. E l'ho fatto. Sempre ironicamente l'ho proposto ad un cifra medio-bassa con un inserto in cui ne autorizzavo la vendita post mortem di me medesimo a cifre esose. E il giorno dopo averlo messo nel circuito ha preso il volo. Ho reso pubblica la cosa e si è venuto a creare un fantastico meccanismo, sano, folle, genuino, completo, di caccia ad una seconda copia di tale release. Non volendo e non potendo (per via anche dell'unicità del materiale sonoro) bissare la release, ho manifestato l'ipotesi di fare un'uscita ispirata ad un'altro duplice omicidio, dopo soli 20 venti minuti esatti gli otto duplici omicidi confezionati in 8 VHS box con doppie cassette, più un altro box con duplice omicidio secondo alcuni attribuibile al MDF, sono andati nelle mani sia di appassionati della vicenda, sia di sostenitori di un certo gusto estetico che delle mie cose. No, non ho intenzione di fare altri cicli, è un qualcosa di irripetibile. E poi sarebbe tremendamente noioso.

Hai sempre dimostrato di apprezzare generi musicali eterogenei, con quali musicisti ti sei formato, sia all'interno della scena power electonics che fuori? Io di base ho una formazione classica. Crescendo ho abbandonato il piano e imbracciato il basso elettrico e mi sono avvicinato al Rock, al Blues e al Dub poi. La lista è lunga, come bassista ti posso citare James Jamerson, Stanley Clarke e Jah Wobble. In ambito P.E. / Industrial direi: Maurizio Bianchi, Laxative Souls, Sigillum S, Murder Corporation, Mauthausen Orchestra. Esteri: Ramleh, Sutcliffe Jugend, Genocide Organ.

Altro importantissimo progetto nella tua discografia è lo split con una delle prime storiche industrial reality italiane: Laxative Souls. L'album, ancora disponibile in edizione limitatissima di cento copie, è costituito da un CD-R comprendente materiale anni '80 del progetto ascolano più materiale inedito de Le Cose Bianche prodotto nel 2013. Come si è giunti all'idea di licenziare uno split e, soprattutto, quanto ha influito Laxative Souls nella tua crescita musicale? Laxative Souls insieme a M.B. rappresentano due punti cardine a livello mondiale. La loro influenza musicale prima e umana poi è per me fondamentale. Lo split contiene due CD-R con una lunga digressione di 30 minuti di L.C.B. e materiale mai editato di Roberto Marinelli, quest'ultimo materiale ha visto la luce solo nei primi anni Ottanta in una rassegna (tutti i dettagli all'interno del box) ed inoltre le prime 33 copie su 100 contengono una bobina audio incisa appositamente sempre da Roberto e da lui confezionata, timbrata e numerata personalmente per l'occasione. La cosa è nata da una semplice proposta che nel corso dei mesi, dopo varie modifiche al piano iniziale ha preso corpo. I mesi estivi sono stati quelli più intensi sia da un punto di vista organizzativo che da un punto di vista emotivo. C'erano delle direttive ben precise a cui attenersi sia in fase estetica che in fase di mastering che ovviamente in fase di produzione. Avevo solo da imparare con qualcosa che non si limitasse alla solita frase fatta “con tanta umiltà”, ma qualcosa di più. Esperienza unica. Un privilegio di cui posso dirmi solo che onorato.

L'impatto visivo dei tuoi video è senza pietà verso l'osservatore. Le immagini, frammiste ai suoni, generano un mix che spesso risulta difficile da sostenere, specie per coloro che non sono soliti al genere musicale. Come scegli il materiale per i tuoi video? Essere un cinefilo o avere una videocamera non ti rende persona in grado di girare un video automaticamente come la maggior parte delle persone crede ed ecco che abbiamo un sacco di materiale video di merda in circolazione. Io non so fare video, ed anche qui mi diverto e basta. Prendo materiale sparso, riprese fatte per gioco, spezzoni di film, documentari medici, li monto a caso e ci metto sopra un mio brano a caso con programmi dozzinali. Stop. Non c'è un solo mio video che valga la pena di essere visto in quanto tale e non ho nessun problema a dirlo. Pedanteria dell'ortodosso direbbe qualcuno a me caro.

Come me, anche tu sei un appassionato di Dylan Dog, cosa ne pensi della sua deriva buonista e commerciale? Ti rispondo dicendo che mi sono fermato cento numeri fa.

In conclusione, ancora grazie per la pazienza, e ti lascio spazio per dire ciò che più ti aggrada ai lettori, e sono molti, de L'Apocalisse. Non abbandonate gli animali.


INTERVISTA SU AUDIOFOLLIA.IT

1/Ciao Giò! Innanzitutto vorrei iniziare a parlare delle origini de”Le cose Bianche”, anche per stuzzicare l’interesse di chi ancora non conosce la tua musica o di chi sa poco della tua musica. Come e quando è nato questo tuo progetto?

Nasce fine 2007, almeno come intenti, ma assume connotati più precisi solo nel 2008. Si muoveva parallelo al progetto precedente, i Malameccanica, ma con la voglia di scivolare verso sonorità più estreme. In realtà è stato tutto molto esponenziale, alcune cose di quegli anni non hanno nulla a che vedere (se non nel loro confinarsi in un ambito sonoro più defilato) con quelle di adesso. Non credo nemmeno che il termine estremo sia corretto, è un aggettivo così abusato che ormai è scevro di ogni significato. E questo è il “quando”. Il “come” te lo risparmio perchè non ha valenza alcuna.

2/Vorrei che adesso tu mi parlassi di “Urethra”, il recente 7” uscito per la tua etichetta personale.

Avevo voglia di chiudere il cerchio, di concludere questo 2013 con qualcosa che lo sintetizzasse nella sua totalità e allo stesso tempo con qualcosa che guardasse timidamente al futuro. Faccio una tape? No. Faccio un vinile? Ok. In me le cose nascono con estrema semplicità. Non impiego molto a pianificarle e spesso neanche a portarle a termine. Per dare maggiore completezza a questo processo di sintesi ho scelto un film, uno dei miei film di riferimento in assoluto: “Jacob’s Ladder”. È una release molto personale, che veste, come se fosse la propria pelle, le immagini di Adrian Lyne.

3/Com’è nata la collaborazione con Laxative Souls?

In modo naturale. Siamo venuti in contatto per puro caso, è nato un rapporto di stima e rispetto (da parte mia assoluta venerazione per ciò che Laxative Souls rappresenta storicamente) che è andato consolidandosi, fino alla buona riuscita di Chrome Ti Vi Transparencies/Self Report Deaf. Lavorare con Roberto è un privilegio creativo e umano di raro spessore.

4/Quali sono le tue principali influenze musicali?

Per L.C.B. tutto il meglio della power electronics autoctona miscelata con quella inglese dei Ramleh e dei Sutcliffe Jugend.

5/Come vedi l’attuale scena industrial italiana?

Premesso che la parola “scena” provoca in me spasmi muscolari, posso dirti che trovo l’uso del termine Industrial improprio. Non credo che ad oggi vi sia in questa fantomatica “scena” qualcuno che produca materiale industriale nella sua accezione più classica. Nemmeno io faccio Industrial, non ne sono affatto capace. Detto ciò, i nomi, per quel che mi riguarda, sono, più o meno, sempre gli stessi che ho citato altre volte.

6/Tu hai collaborato anche con un altro grande nome della scena industriale: Maurizio Bianchi. Vorrei che mi parlassi anche di questo importante “step”.

Con Maurizio siamo tutt’ora in corso d’opera. Abbiamo finito un nuovo disco, stavolta co-suonato, e stiamo lavorando ad alcune sue nuove produzioni. Inoltre un mesetto fa abbiamo dato alla luce M.U.U.N.H. che è la versione rimasterizzata a partire dal vinile originale del glorioso “Neuro Habitat”. Gradino dopo gradino, passo dopo passo, quando si ha a che fare con persone del calibro e dell’umanità di Maurizio Bianchi ci si rende conto che il cammino per arrivare ad un minimo di rigore e consapevolezza personale è ancora molto, ma molto lungo.

7/C’è qualche artista con cui ti piacerebbe suonare o registrare in futuro?

Non saprei. Le cose avvengono da sole. Posso dirti che non registrerei mai con persone che scimmiottano le croci psichiche o che usano aggettivi come sperimentale/concettuale con la stessa facilità con cui io raccolgo le deiezioni del mio cane.

8/Adesso una domanda squisitamente “tecnica”: come nascono le tue composizioni?

Nella maniera più spartana possibile. Ho un paio di sintetizzatori analogici che alterno, collegati in cascata ad alcuni pedali. Un pre e un mixer. Edito col pc. Una take sola in tempo reale. Mastering blando e rispettoso del suono originale. Col compressore ci gonfio i pneumatici.

9/Quali novità bollono in casa “L.C.B.” attualmente?

Il 2014 è praticamente già delineato, tape, cds, cdr. Finchè trovo un senso in quello che faccio, e la voglia per farlo, proseguo. Nel concreto posso dirti che a breve ci saranno un paio di lavori con Wertham.

10/Nella tua musica,spesso compaiono suggestioni cinematografiche; so di per certo che la celluloide-quella “buona”-è un’altra delle tue grandi passioni. A tale proposito,c’è un regista al quale ti piacerebbe “prestare” la tua opera? E ci sono state delle offerte dalla cinematografia in tal senso?

Due mesi mi hanno chiesto di musicare delle sottospecie di cortometraggi. È incredibile come il solo fatto di avere una telecamera legittimizzi qualcuno a fare video. La cinematografia? Per mia natura non parlo dell’impossibile, preservo ancora un discreto senso della misura io.

11/Credo che nel tuo magma sonoro, oltre alle influenze di cui parlavamo prima, siano presenti anche degli aspetti molto personali, che oserei dire “introspettivi”. Ti ritrovi in questa definizione? E c’è qualche altro aspetto che vorresti spiegare meglio del tuo lavoro che in un modo o nell’altro, è sempre rimasto nascosto ma che magari è presente tra le pieghe del sound?

Ci sono dei brani dove, grazie ai testi che uso, la componente introspettiva o autobiografica è rilevante, altri dove il rumore regna sovrano. Ma in entrambi i casi non c’è nessun tipo di programmazione a priori, così come fra le pieghe non c’è nulla di diverso, di particolare o di rivelatore. Mi interessa di più tutto ciò che riguarda la nascita di un pezzo nel rispetto di un rigore compositivo che viene dalla tradizione. Una volta terminato quest’ultimo. il mio compito è concluso. Il resto lo fa chi ha voglia di ascoltare.

12/Parlami della tua label Custom Body Records, se vuoi.

È nata nel 2007, realizzai un paio di nastri per Malameccanica, un altro 7”, e successivamente varie release sia mie che di terzi. Sostanzialmente entra in gioco quando voglio avere il controllo totale della produzione, soprattutto sulle tempistiche.

13/Hai qualche side-project al momento?

No e non ho intenzione di averne. Sarebbe un ripetere pedissequamente le cose che faccio adesso ma con un nome diverso, magari un nome che sia d’impatto, poetica dello shock. A molti piace farlo. Io credo che sia terribile.

14/Ti ringrazio per la tua pazienza e disponibilità. Come mia usanza,lascio a te la parola per dire in quest’ultimo spazio quello che vuoi ai nostri lettori!

Non abbandonate gli animali.